18 maggio 2017 / 09:00 / 5 mesi fa

Banche venete, Ue chiede più capitali privati, ipotesi fondo volontario

MILANO (Reuters) - Per dare il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale delle banche venete la Commissione Ue avrebbe chiesto un maggior importo di capitali privati, in modo che l‘intervento dello Stato non copra perdite certe o prevedibili.

Banche venete, Ue chiede aumento privati prima di aiuti Stato, ipotesi fondo volontario. REUTERS/Alessandro Bianchi

Popolare di Vicenza e Veneto Banca hanno chiesto l‘aiuto dello Stato per fronteggiare una carenza di capitale da 6,4 miliardi di euro dopo aver fatto svalutazioni per perdite sui crediti che hanno fatto scendere i ratio patrimoniali sotto il livello richiesto.

Assieme al Monte dei Paschi di Siena, che è in attesa di ricevere dalla Commissione europea il via al piano di ristrutturazione per avviare la ricapitalizzazione precauzionale dopo uno shortfall da 8,8 miliardi, i casi di questi istituti rappresentano il test più significativo per le nuove regole europee sui salvataggi bancari.

Queste regole mirano a limitare l‘utilizzo di soldi pubblici per salvare le banche in crisi, che in ogni caso non possono essere utilizzati per coprire perdite prevedibili o attese. Per quelle serve avere fondi privati.

Le due banche venete hanno già detto di aspettarsi nuove svalutazioni, senza quantificarle, e ora secondo sei fonti sentire da Reuters, la Commissione europea preme perché vengano coperte con soldi privati, prima di dare il suo disco verde all‘aiuto dello Stato.

Così, mentre il Monte dei Paschi ha sufficienti risorse proprie per sostenere queste perdite su crediti che non possono essere coperte dalla ricapitalizzazione pubblica, e cresce quindi la convinzione che a breve arrivi il via libera di Bruxelles, per le due venete la situazione si sta facendo più difficile.

L‘importo delle perdite previste non è chiaro, ma il rischio che l‘intervento da 6,4 miliardi possa lievitare per effetto delle nuove prevedibili rettifiche c‘è e, secondo una fonte governativa, “questo è un problema perché lo Stato non può coprire le maggiori perdite”.

Tra le strade possibili per trovare nuovi capitali privati in Popolare Vicenza e Veneto Banca, una passerebbe per il braccio volontario del fondo interbancario di tutela dei depositi, Fitd.

Una delle fonti osserva che questa opzione, per quanto ora solo teorica, sembra l‘unica praticabile. Un‘altra fonte sottolinea che si è comunque lontani dal fare una scelta, una terza però dice che già la scorsa settimana sarebbe iniziata una discussione tra banchieri sul tema.

Il direttore generale del Fitd Giuseppe Boccuzzi, contattato da Reuters, ha detto che a lui non risultano “iniziative del genere”.

In una intervista a La Stampa, il commissario alla concorrenza della Ue Margrethe Vestager ha detto che sul dossier delle banche venete “non siamo così avanti, ma l‘approccio di tutti i partecipanti è costruttivo”.

Alternative all‘intervento del fondo volontario, che sarebbe visto con grande preoccupazione dalle banche italiane, un nuovo apporto del fondo Atlante - al momento escluso dalle fonti - o un maggiore coinvolgimento di azionisti e obbligazionisti.

Il fondo Atlante, attuale azionista a larghissima maggioranza delle due banche, ha iniettato lo scorso anno complessivamente 2,5 miliardi in occasione delle fallite Ipo e lo scorso dicembre si è impegnato a versare in conto aumento di capitale sulle due banche circa 940 milioni.

L‘intervento pubblico prevede anche un ‘burden sharing’ che dovrebbe riguardare circa un miliardo di subordinati.

Il piano di ristrutturazione sviluppato dalle banche include inoltre la cessione dell‘intero portafoglio di sofferenze del valore di circa 9 miliardi lordi.

Interpellate, le due banche venete hanno detto che non intendono commentare rumor di mercato, confermando che “continuano le intense interlocuzioni con le autorità competenti all‘interno della procedura prevista per le operazioni di ricapitalizzazione precauzionale”.

In particolare, ricordano, le discussioni con le autorità riguardano un piano che punta alla fusione tra le due banche.

-- hanno contribuito Andrea Mandalà e Valentina Za da Milano, Giuseppe Fonte da Roma

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