17 maggio 2017 / 11:14 / 5 mesi fa

Rapporto Istat: crescita Italia lenta, migliora il lavoro ma crescono diseguaglianze

ROMA (Reuters) - L‘economia italiana continua a crescere a ritmi moderati, e se da una parte migliora l‘occupazione dall‘altra crescono le diseguaglianze sociali, secondo il Rapporto annuale 2017 dell‘Istat.

Un dipendente al lavoro nell'impianto Nestle Vera di Castrocielo. Foto del 5 luglio 2016. REUTERS/Max Rossi

“Gli indicatori qualitativi segnalano la prosecuzione di un recupero della crescita dell‘economia italiana a ritmi moderati”, spiega Istat, sottolineando come la crisi prolungata abbia provocato un ridimensionamento del sistema produttivo a favore delle imprese “finanziariamente più solide e più esposte sui mercati internazionali”.

Nel 2016 la crescita del numero di occupati è proseguita a ritmi più sostenuti rispetto a un anno prima (+1,3%), con l‘incremento relativo di occupati più sostenuto nel Mezzogiorno, anche se il numero di occupati è ancora inferiore di 333.000 unità rispetto al 2008.

I Neet, cioè i giovani di 15-29 anni non occupati e non in formazione, lo scorso anno sono scesi a circa 2,2 milioni, in calo del 5,7% rispetto al 2015, e per la prima volta dall’inizio della crisi sono aumentati gli occupati di età compresa tra i 15 e i 34 anni (+0,9%).

A RISCHIO POVERTA’ IL 30%

Risale però nel 2016 l’indicatore di grave deprivazione materiale (11,9% da 11,5% del 2015). E le persone a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2015 risultavano il 28,7%, con un‘incidenza quasi doppia tra coloro che vivono in famiglie con almeno un cittadino straniero rispetto a chi vive in famiglie di soli italiani.

Le diseguaglianze sociali risultano evidenti guardando alla situazione lavorativa: le famiglie di impiegati e della classe dirigente presentano le incidenze più elevate di occupati a tempo pieno, e i giovani con professioni qualificate sono il 7,4% nelle famiglie a basso reddito con stranieri e il 63,1% nella classe dirigente.

Le differenze restano numerose anche in relazione ai livelli di istruzione: “La diffusione del titolo secondario è massima nei gruppi delle famiglie di impiegati e con pensioni medio alte (61,8% e 74,3%), mentre nel gruppo della classe dirigente prevale la laurea (73,6%)”.

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