27 ottobre 2016 / 16:06 / in un anno

Parmalat-Lactalis, pm Milano chiede archiviazione per Intesa SP, SocGen, Lazard e 8 persone

MILANO (Reuters) - La procura di Milano ha presentato una richiesta di archiviazione per Intesa Sanpaolo, la sede italiana di Societe Generale, Lazard e otto indagati a conclusione dell‘inchiesta che ipotizzava i reati di insider trading e aggiotaggio sull‘andamento del titolo Parmalat prima che i francesi di Lactalis salissero al 29% del gruppo di Collecchio, per poi lanciare l‘Opa ad aprile 2011.

Lo ha riferito una fonte a conoscenza del dossier, aggiungendo che la richiesta è stata depositata a fine settembre e ora spetterà al giudice Manuela Scudieri decidere se approvarla.

Nessun commento da parte delle società interessate.

Oltre alle tre società, indagate come persone giuridiche in base alla legge 231 per reati presupposti ipotizzati a carico di propri dirigenti, il pm Eugenio Fusco ha chiesto l‘archiviazione anche per otto indagati, compresi un cittadino australiano, un norvegese e due svedesi, fra i quali Carlo Salvatori, presidente di Lazard Italia, Fabio Canè, all‘epoca responsabile dei progetti speciali e del private equity della divisione Corporate e Investment Banking di Intesa Sanpaolo, e Patrizia Micucci, moglie di Canè e all‘epoca capo dell‘Investment Banking di SocGen.

Lactalis aveva stipulato contratti di equity swap con Societe Generale e Credit Agricole come controparti aventi a oggetto azioni Parmalat. Intesa Sanpaolo si era fatta promotrice di una cordata italiana che avrebbe dovuto opporsi a Lactalis, e trattò con i fondi italiani che invece poi cedettero le loro quote ai francesi. SocGen era advisor di Lactalis, rivale della cordata italiana.

L‘ipotesi dell‘accusa, contenuta nel decreto delle perquisizioni effettuate nel maggio 2011, era che Cané “in possesso di informazioni privilegiate relativamente al prezzo che avrebbe offerto Intesa Sanpaolo per l‘acquisto del 15,3% del capitale di Parmalat dai fondi, le comunicava, al di fuori del normale esercizio delle sue funzioni, a Patrizia Micucci”, consentendo “al gruppo Lactalis di offrire un prezzo di poco superiore a quello di Intesa Sanpaolo, sufficiente a permettere ai francesi di comprare il 15,3% di Parmalat dai tre fondi esteri”.

Salvatori, nel decreto, veniva ritenuto responsabile di aver diffuso “false notizie” per alterare il corso del titolo Parmalat attraverso sue dichiarazioni dell‘8 marzo 2011.

Tutti gli indagati e le società avevano sempre respinto gli addebiti.

Ora però la procura ha deciso di ritirare quelle ipotesi d‘accusa. Secondo gli stessi inquirenti “gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non appaiono idonei a sostenere l‘accusa in giudizio”.

(Emilio Parodi)

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