27 ottobre 2016 / 14:52 / in un anno

INTERVISTA - Cementir, in 2017 il primo bond, ancora appetito per fusioni e acquisizioni

Francesco Gaetano Caltagirone junior, amministratore delegato di Cementir. REUTERS/HO/Cementir

ROMA (Reuters) - Due acquisizioni nel cemento in due giorni, la scorsa estate, dopo dieci anni di attesa, lasciano ancora con un po’ di appetito Francesco Caltagirone jr.

A capo del gruppo Cementir holding, 4.000 dipendenti, presente in 17 Paesi dalla Scandinavia, al Regno Unito, Turchia, Egitto, estremo Oriente, guarda ora a un‘Italia in timida ripresa come un‘opportunità, mentre si appresta nel 2017 a debuttare sul mercato dei bond corporate.

“Dopo 9 anni consecutivi di crisi abbiamo pensato che fosse strategico iniziare a scommettere sull‘Italia. Mi aspetto nei prossimi 12-18 mesi una ulteriore razionalizzazione sul mercato domestico”, ha detto in una intervista a Reuters.

Il 48-enne presidente e AD del terzo gruppo cementiero italiano, controllato al 70% dalla famiglia Caltagirone, ha appena chiuso l‘acquisizione della belga Compagnie des Ciments Belges, e in Italia quella di Sacci, una delle società travolte dalla crisi del settore. In Italia negli ultimi 5 anni Cementir ha perso circa 120 milioni di euro.

Eppure Cementir ha comprato quest‘estate e pensa che ci sarà ancora spazio per piccole acquisizioni, “su singole imprese, da decine di milioni di euro”.

TOCCATO IL FONDO

“Il futuro è certamente ancora incerto ma la sensazione è che con questo livello di consumi si sia toccato il fondo, non penso che scendano ulteriormente”.

Con le sinergie dall‘integrazione di Sacci, Caltagirone conta di riportare nel 2017 in pareggio l‘Ebitda dall‘Italia, oggi negativo per 10 milioni.

Tra Sacci, presa in concordato preventivo e l‘asset in Belgio da Heidelberg-Cement, Cementir ha speso circa 440 milioni.

A fine gennaio 2017 ci sarà l‘aggiornamento al piano industriale 2017-19. Con le due acquisizioni la posizione finanziaria netta è negativa per circa 600 milioni con una leva di poco inferiore a 3 volte l‘Ebitda.

“Ccb è stata per noi un impegno da 300 milioni con cui abbiamo completato il nostro posizionamento strategico in Europa. Avevamo un buco in mezzo tra Scandinavia, Italia, Turchia ed Egitto”.

Il beneficio, in termini di bilancio pro-forma 2016, dell‘acquisizione belga sarà di 40 milioni di Ebitda con un incremento del 30% del fatturato a 1,3 miliardi, spiega.

Circa la metà del finanziamento da circa 700 milioni ricevuto dalle banche verrà rimborsato con una inedita emissione obbligazionaria: obiettivo è allungare il debito, sfruttando la fase di bassi tassi di interesse.

“Nella prima metà dell‘anno emetteremo per la prima volta obbligazioni, a 5-7 anni per 300/400 milioni di euro per allungare il debito, chiederemo anche il rating”, dice. Al lavoro per il bond, spiega, sono Intesa SP, Mediobanca e Bnp Paribas.

Le priorità del 2017 sono “il turnaround in Italia e la digestione del Belgio, ma l‘appetito si è solo ridotto”, dice sollecitato su prossimi possibili target internazionali.

L‘orizzonte è a medio termine. “Oggi ci manca qualcosa nel continente americano. Di solito vado in controtendenza e mi piacerebbe qualcosa in Sudamerica nei prossimi 5 anni”, dice.

SINERGIE CON SUEZ

Nel frattempo Cementir conta sulle sinergie industriali con Suez dopo l‘accordo strategico di questa estate tra la sua controllante Caltagirone.

“Sicuramente svilupperemo con Suez sinergie nel waste to energy, loro potranno fornire combustibile alternativo per i nostri impianti in Belgio e Danimarca e potranno sfruttare il nostro posizionamento in Turchia. Poi Suez spende 1 miliardo per le infrastrutture nel business idrico e per Vianini, che fa grandi opere, possono esserci opportunità”, ha detto l‘AD di Cementir che rappresenterà il gruppo di famiglia nel board di Suez nei prossimi mesi.

Nel Regno Unito Cementir si occupa di gestione rifiuti a Blackburn, ma la Brexit ha raffreddato l‘interesse del gruppo.

“E’ ora uno dei posti dove non penso di andare nei prossimi 5 anni. Il mercato delle costruzioni sta già iniziando a soffrire”, dice. Non lo preoccupa invece il referendum costituzionale del 4 dicembre.

“Credo che possa solo accelerare o rallentare certe dinamiche. Ma noi lavoriamo in un business che ha orizzonti di 20-30 anni. Se anche vincesse il No non credo che cambi molto, credo che Renzi resti, faranno forse un rimpasto”, osserva.

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