26 ottobre 2016 / 14:23 / un anno fa

Risparmio, Ipsos/Acri: ripresa c'è ma non si vede, crolla fiducia in Ue

ROMA (Reuters) - La recessione è finita ma gli italiani non ne percepiscono i benefici, mentre diventano per la prima volta minoritari coloro che hanno fiducia nell‘Europa.

Il referendum del 4 dicembre prossimo non sembra agitare i cittadini, i quali si fanno guidare dall‘orientamento politico più che dal merito della riforma costituzionale.

La fotografia scattata dal 16esimo rapporto Ipsos/Acri sugli italiani e il risparmio fa emergere in modo netto il divario tra dati macroeconomici positivi e i timori per le prospettive future.

“Il paese migliora ma non ne vedo gli effetti”, sembra questo il motto di molti italiani secondo la sintesi di Nando Pagnoncelli, sondaggista che ha curato lo studio.

L‘uscita definitiva dalla crisi appare sempre più lontana: l‘aspettativa di durata media era di poco superiore ai 2 anni nel 2009 e ha superato i 5 anni nel 2016. Metà degli italiani si aspetta di tornare ai livelli pre-crisi soltanto dopo il 2021.

Mediamente, gli italiani stanno meglio di 2-3 anni fa. Eppure, la ripresa ha deluso le aspettative e non ha riguardato tutti. Sale infatti dal 37 al 40% la quota di italiani che affermano di essere riusciti a risparmiare negli ultimi dodici mesi; al contempo, tornano ad aumentare le famiglie che hanno intaccato i risparmi, dal 22% al 25% attuale.

Il dato più impressionante è però un altro: soltanto il 46% degli italiani ha fiducia nell‘Unione Europea. Inoltre, quelli che non hanno per niente fiducia (il 27%) sono molti di più di coloro che hanno grande fiducia (il 14%).

Se in passato l‘euro è stato l‘elemento simbolico di insoddisfazione, ora l‘Europa sembra avvilupparsi in una crisi autonoma, legata naturalmente alla Brexit e alla crisi migratoria.

La preferenza per la liquidità è sempre più elevata e riguarda più di 2 italiani su 3 (il 67%).

Si direbbe poi che l‘investimento ideale non esista più: il 32% ritiene che proprio non ci sia, il 30% lo indica negli immobili, un altro 30% negli investimenti finanziari più sicuri e ultimi, con l‘8%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi.

Il sondaggio delinea il ritratto di un risparmiatore che rifugge il rischio perché ritiene sempre più di non essere tutelato: il 74% parla di norme e controlli non efficaci, mostrando una brusca inversione di tendenza rispetto agli ultimi due anni (era 58% nel 2015, il 65% nel 2014, il 72% nel 2013). A peggiorare il quadro, c‘è sempre meno fiducia che la tutela del risparmiatore aumenti nei prossimi 5 anni.

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