20 ottobre 2016 / 16:41 / un anno fa

Banche, governo stanzia 500 mln per 25.000 esuberi al 2019

Una donna davanti a una filiale del Monte dei Paschi di Siena. REUTERS/Max Rossi

ROMA (Reuters) - La legge di Bilancio stanzia 500 milioni nel triennio 2017-2019 per accompagnare alla pensione fino a 25.000 esuberi del settore bancario.

Lo riferisce una fonte governativa illustrando a Reuters la misura pensata per alleggerire il mondo del credito che, in crisi di redditività, pianifica ulteriori esuberi e la chiusura di centinaia di filiali.

“Lo stanziamento [in manovra] è di circa 100 milioni per il 2017, 200 milioni sia nel 2018 sia nel 2019 per poi scendere a 100 milioni nel 2020 con una piccola coda nel 2021”, ha detto la fonte precisando che il “vincolo generale è di 25.000 esodi fino al 2019”.

Solo i piani industriali delle principali banche italiane (Unicredit, Mps, Banco Popolare, Ubi e Bnl) indicano, secondo il principale sindacato di categoria Fabi, circa 16.000 esuberi al 2020, con un‘alta probabilità che il numerno cresca.

C‘è poi da gestire la vendita delle nuove Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti. Anche qui i sindacati temono che l‘operazione si chiuda con effetti sull‘occupazione.

“Il sistema bancario è cruciale per la stabilità economica, l‘intervento del governo riconosce questi aspetti sistemici. Si tratta di un aiuto al Paese e non alle banche”, ha spiegato la fonte.

La pressione sul settore a ridurre filiali e personale è legata a fenomeni decennali - servizi online e innovazione tecnologica - ma soprattutto, negli ultimi anni, alla richiesta della vigilanza unica europea di pulire i bilanci e alzare la redditività.

Sul sistema gravano sofferenze al netto degli accantonamenti per circa 85 miliardi (quasi 200 mld lordi). Nella prima metà del 2016 il rendimento del capitale (Roe) si è quasi dimezzato su anno al 3,7% dal 6,3%, secondo la Banca D‘Italia.

Con le nuove regole europee, il conto per le banche è stato salato anche per pagare i salvataggi delle quattro banche, quasi 5 miliardi, e per alimentare il fondo Atlante, che ha soccorso Veneto banca e Pop Vicenza.

GESTITI 50.000 ESUBERI IN 16 ANNI

Gli istituti italiani hanno finora gestito autonomamente circa 50.000 esuberi dal 2000, con il proprio fondo di settore.

Oggi, considerando anche le assunzioni, il settore impiega circa 317.000 persone.

Le banche hanno però versato ogni anno circa 200 milioni per la Naspi, indennità di disoccupazione, che non hanno mai usato, perchè tradizionalmente non licenziano.

Per questo, il governo ha ritenuto opportuno “riconoscere al sistema del credito i contributi che paga e non usa, con una operazione che vale fino al 2019”.

In sostanza, il costo dell‘esubero per la banca è ridotto del 70% rispetto a quello che il lavoratore avrebbe preso se avesse usufruito della Naspi.

Spiega la fonte che se il costo di uno scivolo è, per esempio, di 2.500 euro al mese (più i contributi) per 7 anni, il lavoratore avrebbe diritto a 1.300 euro mensili di Naspi per due anni. Al fondo di solidarietà verranno riconosciuti in questi due anni 900 euro al mese (cioè il 70% della Naspi) e dovrà coprire i restanti 1.600 euro.

Alle opposizioni che potrebbero considerare la norma come un nuovo ‘regalo’ alle banche, la fonte dice: “Non sono regali perché le banche tradizionalmente versano senza licenziare, è un principio mutualistico che vogliamo mantenere. Il problema è sistemico e di stabilità finanziaria, fondamentale per l‘economia nazionale. Ci aspettiamo che le opposizioni sostengano gli interventi per l‘economia del Paese”.

La norma allunga anche a fine 2019, dal 2017 previsto, l‘estensione dello scivolo del Fondo esuberi da 5 a 7 anni.

Le banche avranno poi la facoltà “di pagare il riscatto e il ricongiungimento di periodi contributivi non coperti, come la laurea”.

È una operazione a costo zero per lo Stato, sempre per aiutare i processi di ristrutturazione, conclude la fonte.

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