12 ottobre 2016 / 18:02 / un anno fa

Almaviva, posizioni distanti su licenziamenti, nuovo round il 27

ROMA (Reuters) - Parte in salita la vertenza al ministero dello Sviluppo per scongiurare i 2.511 licenziamenti annunciati da Almaviva Contact, tra le principali aziende di call center italiane.

L‘Ad della società, Andrea Antonelli, ha ribadito oggi l‘intenzione di portare avanti il piano, respingendo la richiesta del viceministro Teresa Bellanova, che gestisce la trattativa per conto del governo, di sospendere la procedura, che dura 75 giorni. Una nuova riunione è prevista il 27 ottobre.

Il 5 ottobre, la società di Marco Tripi ha annunciato a sorpresa la chiusura delle sedi di Roma e Napoli, che impiegano rispettivamente 1.666 e 845 persone, nonostante l‘accordo raggiunto a fine maggio per tutelare il posto di lavoro di 3.000 persone ricorrendo a un piano di ammortizzatori sociali.

Almaviva motiva la marcia indietro con il deterioramento del contesto economico a causa della concorrenza sleale di paesi come l‘Albania. Nel mirino c‘è anche la presunta incapacità del governo di vigilare sul rispetto delle leggi impedendo le gare al massimo ribasso, e la “indisponibilità” dei sindacati a sottoscrivere l‘accordo sulla produttività individuale pattuito.

Il negoziato è reso particolarmente delicato dai numeri - è il più massiccio piano di esuberi annunciato dall‘insediamento di Matteo Renzi a Palazzo Chigi - e dal momento, con il referendum costituzionale del 4 dicembre alle porte.

Almaviva Contact, gruppo Almaviva, impiega in Italia circa 10.000 persone in sei sedi: Napoli, Roma, Palermo, Milano, Catania e Rende.

Il 14 ottobre ci sarà una riunione per gestire un altro problema, quello del trasferimento di 397 operatori Almaviva da Palermo a Rende, in Calabria, a causa del termine della commessa con Enel.

I lavoratori di Napoli e Roma sono già in solidarietà da quattro anni, con un taglio del salario salito dal 20% al 45%.

GOVERNO DIFENDE ACCORDO E LEGGI MA QUADRO NORMATIVO FRAGILE

Nel periodo giugno-settembre, sostiene Almaviva, i siti di Roma e Napoli hanno registrato perdite medie di 1,2 milioni di euro su ricavi mensili pari a 2,3 milioni, nonostante gli ammortizzatori. Specularmente, secondo l‘Istat albanese, nel 2015 è raddoppiato il numero dei call center nel paese dell‘est che lavorano per il mercato italiano con oltre 25.000 posti di lavoro.

Mediamente, in Albania come in Romania un lavoratore di call center guadagna 250-300 euro al mese, riferisce Cristiana, lavoratrice di Almaviva a Roma che al momento, con la solidarietà, guadagna circa 860 euro al mese per 6 ore di lavoro al giorno.

Quest‘anno Tripi ha aperto una filiale di Almaviva Contact anche in Romania, con il nome di Almaviva Services.

Secondo l‘azienda, inoltre, proseguono le gare ad evidenza pubblica bandite o aggiudicate a tariffe “del tutto incompatibili con il costo del lavoro”. Dopo i casi degli anni scorsi del servizio infoline del Comune di Milano e dello 060606 del Comune di Roma, di recente la gara per il servizio Recup della Regione Lazio per la prenotazione sanitaria telefonica ha avuto una base d‘asta “sotto i minimi contrattuali di qualsiasi contratto nazionale di lavoro”.

Bellanova, però, replica che l‘accordo con il governo prevedeva sei mesi di contratto di solidarietà e un ulteriore anno di cassa integrazione per consentire all‘intesa di avere effetto. E quanto al quadro normativo, rivendica di aver lavorato sull‘inasprimento delle sanzioni per chi delocalizza con una norma inserita nel ddl Concorrenza e sul divieto del massimo ribasso.

Il ddl Concorrenza è però ancora all‘esame del Senato mentre le maglie del nuovo Codice sugli appalti sembrano ancora lasche. L’articolo 95, per esempio, prevede che si possa ancora usare il criterio del minor prezzo per i lavori di importo fino a 1 milione di euro. Cifra elevata.

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