10 ottobre 2016 / 17:11 / un anno fa

Renzi avverte minoranza interna: disposto a rompere unità Pd

ROMA (Reuters) - Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi ha annunciato oggi la nomina di una delegazione per trovare un accordo con altri partiti sulla possibile modifica della legge elettorale, ma ha avvertito che è disposto a rompere l‘unità interna se la minoranza boicotterà il referendum costituzionale.

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi. REUTERS/Tony Gentile

Con i sondaggi che vedono prevalere di poco i ‘no’ sui ‘sì’ al referendum, e che soprattutto segnalano la presenza di un grande blocco di elettori incerti, Renzi è disposto a mediare ulteriormente con la minoranza di sinistra, ma oggi ha fatto balenare anche la minaccia di una rottura definitiva del partito nato nel 2007 dalle ceneri degli ex Ds e Margherita.

La minoranza, per bocca di uno dei suoi principali esponenti, Gianni Cuperlo, vuole valutare la reale concretezza dell‘apertura di Renzi, ma non esclude di votare no alla consultazione referendaria.

Dopo essere tornato a rivendicare gli atti del suo governo, criticando senza citarli gli esecutivi di Mario Monti ed Enrico Letta, sostenuti dal Pd dell‘ex segretario Pier Luigi Bersani, Renzi ha proposto la costituzione di una delegazione composta dal suo vice Lorenzo Guerini, dal presidente Matteo Orfini, dai capigruppo di Senato e Camera Luigi Zanda ed Ettore Rosato e da un esponente della minoranza.

La task force dovrà discutere con gli altri partiti, M5s compreso, di come modificare il cosiddetto Italicum, la legge elettorale in vigore dal primo luglio scorso.

“Noi pensiamo che il Pd possa discutere insieme ai compagni di strada... e altri sui tre punti fondamentali: ballottaggio sì o no, premio a lista o a coalizione, modo con cui si scelgono i deputati, collegi o liste bloccate o preferenze”, ha detto Renzi.

L‘Italicum è un sistema proporzionale basato su piccoli collegi che prevede un premio di maggioranza per il partito che ottiene più del 40% al primo turno, o per chi vince il successivo ballottaggio tra le due liste più votate.

Il premier ha dato disponibilità anche a sostenere una proposta della minoranza sull‘elezione dei componenti del nuovo Senato, qualora dovesse vincere il ‘sì’ al referendum del 4 dicembre. Ma la discussione potrà avvenire solo dopo lo svolgimento della consultazione, per decisione del presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso.

Come del resto, ha detto Renzi, dopo il referendum si potrà discutere in Parlamento: “Il Pd è pronto a fare una discussione profonda, seria.. Ma non possiamo farlo durante la campagna referendaria”.

Ma dopo che alcuni esponenti della minoranza hanno detto di essere orientati a votare no alla riforma costituzionale fortemente voluta da Renzi, il leader ha dato l‘aut-aut: “La nostra responsabilità di tenere unito il partito non può arrivare al punto di tenere fermo il Paese”, ha detto.

Per Renzi infatti ”La riforma costituzionale non è un giocattolo per addetti ai lavori, è una partenza per il Paese e siamo disponibili a farci carico di ulteriori mediazioni, ma non siamo disponibili a bloccare un Paese.

“Per i miei figli e i nostri figli non ci fermeremo”, ha concluso con enfasi drammatica.

Prima risposta della sinistra, quella di Cuperlo: “Alla fine di questa vicenda ognuno saprà benissimo cosa fare, e se un accordo vero sulle cose dette qui non dovesse esserci io il 4 dicembre voterò no. Ma, caro segretario, devi essere sereno perché se a quella scelta mi spingerai, io presenterò le mie dimissioni da deputato”.

Per Roberto Speranza, altro esponente della minoranza del partito, la proposta di Renzi “non è sufficiente”.

(Massimiliano Di Giorgio)

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