28 settembre 2016 / 17:37 / un anno fa

ANALISI - Pensioni, mini intervento. Per Renzi paga di più taglio tasse

Italy's Prime Minister Matteo Renzi (L) talks with Finance Minister Pier Carlo Padoan during a confidence vote at the Senate in Rome February 24, 2014. REUTERS/Remo Casilli/File photo

ROMA (Reuters) - Era la primavera del 2015 quando Matteo Renzi annunciò l‘intenzione di rendere più flessibile l‘uscita dal lavoro correggendo, al prezzo di una piccola penalizzazione, la contestata legge Fornero che innalza bruscamente l‘età per la pensione a oltre 66 anni.

“Se una donna a 62 anni preferisce stare col nipotino rinunciando a 30 euro, perché no?”, era più o meno il refrain del premier.

Anticipare l‘età pensionabile in questo modo, si rese conto presto Renzi, avrebbe fatto contenti centinaia di migliaia di lavoratori, ma a un costo di 10 miliardi. Insostenibile per gli asfittici conti pubblici e poco appropriato da proporre alla Commissione europea, che considera la riforma delle pensioni del governo ‘tecnico’ di Mario Monti cruciale per un Paese che ha un rapporto spesa previdenziale/Pil intorno al 16%, secondo solo alla Grecia. Una riforma, tra l‘altro, che assicura risparmi pari a circa 21 miliardi nel 2021.

Da qui l‘annuncio del capo del Tesoro, Pier Carlo Padoan, (ribattezzato da Renzi ‘San Prudenzio’): per il 2016 nessun intervento per mancanza di coperture.

Nello stesso anno, però, il governo decide di confermare lo stanziamento di una cifra analoga, circa 10 miliardi, per un bonus di 80 euro in busta paga al ceto medio colpito dall‘alto livello di tassazione. Una platea di 10 milioni di persone.

Il dado però è tratto e i pensionati italiani, molti con assegni sotto i 1.000 euro, sono un bacino elettorale importante in un Paese tra i più vecchi d‘Europa. Solo la Cgil ne conta 3 milioni tra i suoi iscritti.

Il cambio di passo arriva con la nomina a Palazzo Chigi di Tommaso Nannicini, bocconiano esperto di Welfare.

Il governo presenta così in primavera l‘Ape, una uscita anticipata su base volontaria per chi abbia almeno 63 anni grazie a un prestito bancario da restituire in 20 anni e coperto da una assicurazione in caso di morte. E allo stesso tempo promette qualcosa per alleggerire i pensionati con assegni fino a 1.000 euro, come la equiparazione della no tax area a quella dei dipendenti (8.000 euro circa) e un ‘bonus’ 14esima.

Costo previsto: circa 2 miliardi. I sindacati ne chiedono 2,5 e il governo ne propone oggi 6 da distribuire in 3 anni in maniera progressiva.

Pochi spiccioli se paragonati ai 15 miliardi da trovare per scongiurare gli aumenti di Iva e accise in programma da gennaio.

Il problema di Renzi è che la crescita non decolla e la Commissione europea non sembra propensa a fornire molti spazi di manovra sul deficit dopo i 19 miliardi concessi quest‘anno. Non a caso la legge di Bilancio 2017 sarà la meno corposa tra le manovre fatte finora dal governo.

La leader della Cgil Susanna Camusso parla di risorse inferiori “alle aspettative” insinuate lo scorso anno dal premier ma definisce “un buon lavoro” quello condotto finora dal governo.

La leader della Cisl, Anna Maria Furlan, sottolinea come solo un anno fa era “inimmaginabile” un confronto con il governo. Oggi invece “6 miliardi li abbiamo blindati”.

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