27 settembre 2016 / 15:13 / un anno fa

ANALISI - Piaccia o meno, l'Europa teme di perdere Renzi

BERLINO/PARIGI (Reuters) - E’ sgarbato con Bruxelles, definisce Berlino taccagna e Parigi meschina sull‘aiuto ai rifugiati, e nei giorni scorsi ha avuto uno scatto d‘ira che ha mandato in frantumi l‘unità di facciata al summit della Ue dopo lo shock della Brexit.

Ci sono molti motivi per cui i leader dell‘Unione Europa potrebbero detestare il giovane presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese François Hollande e altri dirigenti temono che, dopo essere stato per un po’ al centro della scena europea con l‘addio della Gran Bretagna, Renzi potrebbe uscire dalla scena se perdesse il referendum costituzionale del 4 dicembre. Questo solleverebbe nuovi interrogativi sulla stabilità dell‘Italia.

I sondaggi indicano che il voto sulla riforma della Costituzione potrebbe ritorcerglisi contro. I suoi sostenitori europei sono sollevati dal fatto che abbia fatto sfumare la minaccia di dimettersi se vincesse il no al referendum (una minaccia che per molti potrebbe più probabilmente favorire il voto contrario), ma sono comunque preoccupati che la sconfitta azzopperebbe gli sforzi già difficoltosi per le riforme.

    “Se Renzi ce la facesse col referendum, sarebbe un enorme passo avanti”, dice Gunther Krichbaum, presidente della Commissione parlamentare per gli affari europei, un alleato di Merkel. Ma, spiega a Reuters, “Se non ce la fa, per lui sarebbe un brutto colpo”.

    Nelle conversazioni avute da Reuters con dirigenti e policymaker in vari paesi Ue, sono in pochi a temere che la sconfitta al referendum potrebbe provocare una crisi in salsa greca nel terzo più grande paese dell‘Unione.

Ma c‘è timore che un esito del genere smorzi le speranze di una ripresa della crescita in Italia e anche di una più dinamica partnership a tre tra Roma, Parigi e Berlino, per rafforzare la Ue post-Brexit contro i partiti euroscettici che aumentano consensi in tutto il Vecchio Continente, anche in Francia e Germania alle elezioni del 2017.

“Se non ce la fa, Renzi sarà indebolito, ma è ragionevole pensare che possa rimanere premier”, dice un importante diplomatico francese. “Ma ci sarebbe uno stallo istituzionale e dunque incertezza sui progresso delle riforme in Italia”.

Come molti in Italia, altri osservatori Ue minimizzano le possibilità che il principale avversario di Renzi, il Movimento Cinque Stelle, riesca a trasformare una vittoria referendaria in nella conquista del governo, almeno fino alle elezioni del 2018.

Anche se Renzi desse le dimissioni, ritengono che i suoi alleati continuerebbero le sue politiche per i prossimi due anni.

   

    IL NUOVO “TRIO” UE

Un dirigente Ue ha detto che una serie di contatti tra i tre principali paesi fondatori, dopo che la Gran Bretagna ha votato a giugno per il “leave”, aveva creato l‘aspettativa che Renzi potesse apportare nuova linfa alla tradizionale cooperazione franco-tedesca rafforzando l‘Unione, in difficoltà dopo il rallentamento dell‘economia francese e le divergenze tra Parigi e Berlino su come sostenere la zona euro.

    “Abbiamo iniziato a vedere, dopo lungo tempo, una macchina franco-tedesca con un motore italiano”, ha detto l‘alto funzionario. “Vogliamo questo trio. Non possiamo perdere Renzi”.

   Ma in un mese, Renzi è passato da ospitare Hollande e Merkel, per lanciare insieme un appello a salvare l‘Unione Europea, alla sfuriata dopo il summit di Bratislava, quando ha detto che le domande dell‘Italia erano state ignorate e si è lamentato che Merkel e Hollande avessero organizzato una conferenza stampa congiunta senza di lui.

Renzi, per spiegare la sua ira, ha poi detto in un‘intervista: “Non me ne starò in silenzio per quieto vivere”.

    Comunque, nonostante la sua sgradita uscita pubblica, Parigi, Berlino e Bruxelles hanno quietamente assorbito la sua rabbia e non hanno praticamente risposto.

    “E’ in gioco la sua vita politica. Ecco perché tira calci, urla e morde la Ue, Merkel e gli altri: per impedire che i Cinquestelle vadano al potere”, dice un altro dirigente Ue. “Nessuno è sorpreso o arrabbiato, perché sappiamo tutti qual è l‘alternativa”.

“Non bisogna dare troppa importanza a questa cosa”, concorda Krichbaum, sottolineando che Renzi è insolitamente giovane per essere premier di un paese importante. Ma aggiunge che dovrebbe evitare di continuare a prendersela con la Germania per la questione di budget, se vuole evitare che Berlino risponda a Roma come ha già fatto l‘anno scorso con il governo di sinistra greco.

Altri esponenti tedeschi dicono che la conservatrice Merkel vede il premier socialista come la sua migliore speranza in Italia e che per difenderlo è disposta a fare strappi alla regola, come sfidare i falchi del suo stesso partito perché all‘Italia sia concesso maggior spazio di manovra fiscale da parte della Ue per far fronte all‘arrivo massiccio di migranti e al terremoto di fine agosto.

Ma gli spazi di manovra per Merkel sono limitati dalla minaccia posta dal partito euroscettico Alternativa per la Germania (AfD) alla sua maggioranza nelle elezioni dell‘anno prossimo. L‘agitazione degli alleati per il suo abbraccio non con uno, ma due leader socialisti dell‘Europa del sud, credono alcuni dirigenti francesi, dipende dal fatto che Merkel ha condiviso una piattaforma politica a Bratislava con il solo Hollande.

    “Dovremo fare ancora qualcosa con Renzi”, dice il diplomatico francese. “Non deve semplicemente sentire che lo abbiano abbandonato”.

Da Berlino, comunque, Krichbaum avverte che Merkel potrebbe non andare troppo incontro a Renzi su questioni come il fisco o come l‘idea di inviare altri rifugiati in Germania. “Il governo naturalmente ha interesse nel successo delle sue riforme”, dice. “Ma è sempre una questione di delicati equilibri e non dovremmo perdere di vista la nostra situazione politica interna. Perché se abbandoniamo le riforme nella zona euro... ciò rafforzerà l‘AfD”.

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