26 settembre 2016 / 16:51 / in un anno

SCHEDA - La riforma costituzionale e il referendum del 4 dicembre

ROMA (Reuters) - Il Consiglio dei ministri ha fissato al 4 dicembre la data del referendum costituzionale che mira semplificare l‘iter legislativo superando il bicameralismo paritario e a centralizzare i poteri riducendo le competenze delle Regioni.

L'aula del Senato italiano. REUTERS/Remo Casilli/File Photo

** La riforma della Costituzione voluta dal governo è stata approvata definitivamente il 12 aprile scorso. Le Camere però non hanno raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi, lasciando aperta la porta al referendum confermativo.

** Il referendum costituzionale non ha quorum, a differenza di quello abrogativo.

** Gli ultimi sondaggi indicano una lieve prevalenza del sì alla riforma, ma con una percentuale di indecisi ancora superiore al 25%.

** Sono favorevoli alla riforma i partiti della maggioranza, anche se alcuni parlamentari della minoranza Pd hanno annunciato il loro voto contrario e i centristi dell‘Udc hanno espresso dubbi. Sono invece contrarie tutte le forze d‘opposizione: M5s, Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d‘Italia, Sinistra Italiana.

** Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha definito il testo “la madre di tutte le riforme”.

** L‘obiettivo della riforma è principalmente accelerare l‘iter parlamentare, mettendo fine alla possibilità per il Senato di votare la fiducia all‘esecutivo.

** Il nuovo Senato è ridotto a 100 senatori, di cui 5 di nomina presidenziale, contro i 315 attuali più quelli a vita. Non voterà più la fiducia al governo e avrà competenza solo su una parte delle leggi.

** La revisione del titolo V della seconda parte della Costituzione toglie alcuni poteri alle Regioni (in particolare su energia, grandi infrastrutture e turismo) e li riporta allo Stato, invertendo almeno in parte la spinta federalista degli anni passati. Si tiene aperta la possibilità di concedere alcuni poteri alle Regioni “virtuose” in tema di bilancio.

** La legge elimina definitivamente le province e il Consiglio nazionale dell‘economia e del lavoro (Cnel). Modifica l‘istituto del referendum abrogativo: se le firme raccolte sono almeno 800.000, il quorum per la validità sarà la metà degli elettori alle ultime elezioni politiche; se sono 500.000, resta il quorum del 50% più uno. La riforma introduce anche i referendum propositivi, aumenta il numero di firme per le leggi d‘iniziativa popolare da 50.000 a 150.000 ma obbliga il Parlamento a discuterne.

** Il presidente della Repubblica sarà eletto dalle Camere riunite senza i delegati regionali, e dalla settima votazione basteranno per eleggerlo i tre quinti dei votanti.

** Si tratta della terza riforma costituzionale all‘esame del Parlamento in 15 anni. Quella approvata nel 2001 dal centrosinistra introdusse il federalismo regionale. Quella del centrodestra, ampliava i poteri delle Regioni e introduceva il premierato, oltre a istituire il Senato federale: fu bocciata nel 2006 dal referendum confermativo.

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