21 settembre 2016 / 07:22 / un anno fa

Olimpiadi, Raggi dice no a candidatura Roma 2024

ROMA (Reuters) - La sindaca Virginia Raggi ha annunciato oggi il ritiro della candidatura di Roma ai Giochi Olimpici del 2024, ribaltando la decisione della precedente giunta comunale.

La sindaca di Roma Virginia Raggi, in una foto del 23 giugno scorso. REUTERS/Remo Casilli/File Photo

“E’ da irresponsabili dire sì a questa candidatura”, ha detto la sindaca incontrando i giornalisti nel pomeriggio.

“Non abbiamo nulla contro le Olimpiadi e lo sport, ma non vogliamo che sia usato per ulteriori colate di cemento. No alle Olimpiadi del mattone ...e agli affari per lobby e costruttori”.

Prima della conferenza stampa, la sindaca avrebbe dovuto vedere il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ma l‘incontro non si è tenuto. Raggi si è limitata a dire di aver fatto “qualche minuto di ritardo” ma Malagò e la delegazione l‘hanno aspettata per oltre mezz‘ora.

Oggi è stata depositata una mozione con l‘impegno a ritirare la candidatura, che sarà votata dall‘assemblea capitolina, ha spiegato Raggi insieme con il vice sindaco, Daniele Frongia.

COSTI E BENEFICI

La candidatura di Roma (che costa circa 25 milioni, secondo il comitato promotore) è sostenuta dal governo, che vede nei Giochi un contributo alla crescita economica, mentre calano le stime sul Pil sia per quest‘anno che il 2017.

Secondo uno studio diffuso dal Coni, ospitare i Giochi nella Capitale costerebbe quasi 10 miliardi, anche se quasi 6 miliardi sarebbero già inclusi nei programmi pubblici di spesa per le infrastrutture 2017-2023. La spesa specifica sarebbe dunque di 4 miliardi circa. I benefici sarebbero di circa 7 miliardi, con un incremento complessivo del Pil del Lazio del 2,4% in sei anni.

Candidate sono Parigi, Budapest e Los Angeles. Il Comitato Olimpico Internazionale deciderà l‘assegnazione nel settembre 2017.

Raggi ha ricordato che nel 2015 si è finito di pagare il mutuo per i Mondiali del 1990, mentre quello per le Olimpiadi di Torino 2006 è ancora in piedi. Nella gestione commissariale di Roma Capitale c‘è ancora 1 miliardo di debito legato alle indennità di esproprio per le Olimpiadi del 1960.

M5S ONDIVAGO

Il M5s aveva già da tempo espresso dubbi sull‘opportunità di candidare Roma all‘evento sportivo, ritenendo che la città, già pesantemente indebitata, non possa permettersi l‘investimento. E anche che il rischio corruzione, per una città toccata a fine 2014 dall‘inchiesta Mafia Capitale, sarebbe troppo alto. Ma l‘atteggiamento degli esponenti grillini è stato ondivago.

Nel dicembre 2015, il vice presidente della Camera Luigi Di Maio aveva detto che le Olimpiadi a Roma si sarebbero potute fare solo se la città fosse stata governata dal M5s.

In un confronto tv durante la campagna elettorale, la stessa Raggi aveva ipotizzato un referendum, ma ad agosto i consiglieri comunali si erano astenuti sulla proposta, di fatto bocciandola.

Poi, il 9 settembre scorso il blog ufficiale del M5s aveva definitivamente bocciato la candidatura.

Raggi ha rivendicato la coerenza del Movimento, ricordando che al ballottaggio per le Comunali, circa il 70% dei romani che ha votato per lei si è sostanzialmente espresso contro le Olimpiadi.

Raggi ha richiamato il 2012 quando, in piena crisi del debito pubblico, l‘ex premier Mario Monti cancellò la candidatura italiana per i Giochi estivi del 2020.

Nell‘occasione Monti aveva invocato il precedente della Grecia, che per organizzare le Olimpiadi di Atene 2004 diede un pesante colpo alla già fragile tenuta dei suoi conti pubblici.

La sindaca, in una esplicita stoccata a Matteo Renzi, si è domandata come mai in quella occasione il Pd di espresse a “favore della posizione di Monti, ritenendola estremamente coraggiosa” e oggi hanno “cambiato bandiera” nonostante gli indicatori economici siano peggiorati.

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