13 settembre 2016 / 13:24 / un anno fa

Alcoa, governo chiede stop smantellamento di 12-18 mesi per cercare compratore

ROMA (Reuters) - A fronte della richiesta di Alcoa di avviare lo smantellamento dell‘impianto sardo di Portovesme, il governo ha chiesto di sospendere la procedura e un ulteriore periodo (12-18 mesi) per cercare un compratore.

Lavoratori di Alcoa durante una protesta davanti al ministero dello Sviluppo a Roma. REUTERS/Tony Gentile

E’ quanto emerso dall‘incontro di oggi tra sindacati, azienda e ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.

Se entro tale periodo non si troverà un compratore, l‘esecutivo si occuperà di smantellare lo stabilimento, mentre Alcoa sarà responsabile delle bonifiche, spiega in una nota il segretario generale Fim-Cisl, Marco Bentivogli.

L‘esecutivo punta a far svolgere immediatamente la due diligence, per questo entro una settimana Alcoa risponderà proponendo un‘ipotesi di accordo da siglare entro l‘1 novembre.

Tramontato, invece, l‘interesse del gruppo Glencore che, secondo una nota del Mise, non ha risposto alla lettera inviata da Calenda all‘AD sulle condizioni per una eventuale acquisizione dell‘impianto.

Nel caso di cessione a un investitore, verrà utilizzata la società pubblica Invitalia in funzione di “filtro”, come richiesto da Alcoa per evitare responsabilità nel caso in cui l‘operazione non andasse in porto. In mancanza di acquirente, Alcoa potrà cedere l‘impianto ad Invitalia che lo smantellerà.

Calenda firmerà oggi l‘inserimento del Sulcis (dove si trova lo stabilimento) nell‘area di crisi complessa, sia per gli ammortizzatori che per le risorse da destinare a investimenti. Questa condizione permetterà di avere ulteriori 12 mesi di strumenti sociali per i lavoratori del Sulcis.

Gli ammortizzatori per gli operai di Alcoa scadono a fine 2016.

Alla fine di agosto 2014 il produttore Usa di alluminio Alcoa ha annunciato la chiusura definitiva del sito sardo, al termine di una vertenza durata anni. L‘impianto, che contava circa 500 operai, aveva praticamente interrotto la produzione già da novembre 2012, a causa degli alti costi legati all‘energia e, secondo l‘azienda, alle limitate possibilità di diventare più competitivo anche a fronte della concorrenza cinese. In questi anni il governo si è fatto mediatore nel tentativo di trovare investitori che rilevassero gli impianti. Finora senza successo.

Per circa due anni è andata avanti, a singhiozzo, la trattativa con il gruppo minerario Glencore, che però aveva posto come condizione principale una riduzione dei costi dell‘energia elettrica. Per questo, a metà giugno il governo aveva avanzato a Bruxelles la richiesta di abbassare a 25 euro a megaWatt il prezzo per i clienti cosiddetti energivori, i grandi consumatori come i produttori di alluminio.

Soddisfatte Fim e Uilm che parlano di operazione di politica industriale da parte del governo.

Bentivogli aggiunge che “le misure per gli energivori, di cui potrà beneficiare il restart di Portovesme, saranno inserite nella legge di Stabilità”.

Giudizio positivo anche da parte della Fiom, ma “la vera svolta si avrà se Alcoa risponderà positivamente alla richiesta del governo”, scrive il segretario nazionale Rosario Rappa.

Circa 150 operai Alcoa arrivati questa mattina dalla Sardegna hanno atteso l‘esito dell‘incontro davanti al ministero.

Tra 15 giorni si terrà il prossimo incontro di verifica con il ministro nel Sulcis.

(Alberto Sisto)

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