31 agosto 2016 / 14:12 / in un anno

Banche salvate, Fabi auspica soluzione italiana senza licenziamenti

ROMA (Reuters) - Fabi, il principale sindacato dei bancari, rivendica una soluzione italiana per le quattro good bank nate da Banca delle Marche, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti, e respinge qualunque ipotesi di licenziamenti.

Una filiale di Banca Etruria a Roma. REUTERS/Tony Gentile

“Auspichiamo una soluzione italiana e a breve termine... e ribadiamo che non accetteremo nessuna operazione di macelleria sociale. I lavoratori delle quattro banche hanno già pagato in termini di prepensionamenti e giornate di solidarietà. Non avalleremo mai acquisizioni che partano dal presupposto di un taglio drastico del personale tramite licenziamenti”, dichiara Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi.

“L‘idea di mettere in liquidazione le quattro banche rappresenta il fallimento della politica governativa nel settore bancario... Invitiamo poi il presidente Roberto Nicastro, che fino a oggi ha ben operato, a imprimere forti segnali di cambiamento in quelle banche, come banca Marche, dove ai vertici operano ancora personaggi legati alla vecchia gestione”.

Il Sole 24 Ore scrive oggi che per le good bank si prospetta una soluzione industriale. Già formulate le offerte di Lone Star e Apollo, nonché della Banca Popolare di Bari, interessata a CariChieti, si attendono le formalizzazioni delle proposte di Popolare Emilia Romagna, Bnl e CariParma, “mentre più defilata sembrerebbe Ubi Banca”. Il termine per la presentazione delle offerte vincolanti, inizialmente fissato a lunedì, è stata spostato a fine settimana.

Il Fatto Quotidiano sostiene che il ministro dell‘Economia, Pier Carlo Padoan, stia esercitando pressioni per chiudere la vendita delle good bank prima del referendum costituzionale.

Nei giorni scorsi fonti vicine al dossier avevano riferito che la procedura per la cessione delle quattro banche salvate è stata riaperta dopo che le offerte vincolanti pervenute sono state respinte perché ritenute non conformi.

“Anche per Veneto banca e Popolare di Vicenza è impensabile un ulteriore taglio di posti di lavoro attraverso i licenziamenti, che contrasteremo con ogni mezzo a nostra disposizione”, conclude Sileoni.

Entrambi gli istituti veneti sono al momento sotto il controllo quasi totale del fondo Atlante, subentrato per evitare il bail in. Il fondo Atlante è stato costituito per facilitare interventi di salvataggio e ristrutturazione nel settore bancario italiano.

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