8 agosto 2016 / 07:52 / un anno fa

I problemi del Mps significano alte commissioni per le banche d'affari

LONDRA (Reuters) - Gli istituti di credito italiani in difficoltà stanno offrendo grandi opportunità di profitto alle banche d‘investimento, con il Monte dei Paschi di Siena che si appresta a pagare tra le commissioni più elevate quest‘anno in Europa per organizzare il suo impegnativo piano di salvataggio.

Uomo cammina sopra logo Mps a Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi/File Photo

Il piano di emergenza, disegnato da Mediobanca e JP Morgan per salvare la banca, costerà a Siena circa 250 milioni di euro di commissioni di underwriting per il previsto aumento da 5 miliardi, secondo tre fonti coinvolte nell‘operazione.

Questa cifra si somma ai circa 400 milioni di euro che la banca ha pagato negli ultimi due anni per altri aumenti di capitale e rende Mps uno dei maggiori pagatori di commissioni in Europa.

Non ci sono certezze che il piano proposto vada in porto e che quindi le commissioni vengano effettivamente pagate, ma se avesse successo, Monte dei Paschi, che capitalizza circa 800 milioni di euro, ne avrà pagati circa 1.000 di fee.

Monte dei Paschi ha registrato il peggiore risultato agli stress europei del 29 luglio e anche Unicredit non ha brillato.

Lo scorso anno Mps ha pagato 130 milioni a un gruppo di banche, inclusa Ubs, per organizzare l‘aumento da 3 miliardi.

Nel 2014 ha pagato adviser per circa 304 milioni di dollari per il suo aumento da 5 miliardi, secondo Thomson Reuters data.

Deutsche Bank ha pagato 119 milioni di euro (133,18 milioni di dollari) nel 2014 per il suo aumento da 8 miliardi, secondo il prospetto.

Una portavoce del Monte dei Paschi non ha commentato.

Ci saranno costi da sostenere anche per la creazione di un veicolo per la cartolarizzazione delle sofferenze e per il prestito ponte che servirà per finanziarlo.

Il costo totale potrebbe salire alla fine a 300 milioni, secondo le fonti, riferendosi alla necessità del finanziamento ponte sindacato da 6 miliardi per dare al veicolo i mezzi finanziari per poter acquistare le sofferenze da Mps.

Mps e i suoi global coordinator, JP Morgan e Mediobanca, puntano a realizzare l‘aumento entro la fine dell‘anno, più probabilmente in novembre, secondo le fonti.

I portavoce di JP Morgan e Mediobanca non hanno commentato questo articolo.

GIOCO RISCHIOSO

Gli alti costi riflettono il rischio di fallimento dell‘operazione dovuto alla scarsa propensione degli investitori ad aumentare la propria esposizione verso l‘Italia, in una banca con il bilancio ancora non in ordine e in un momento del mercato ancora dominato dall‘incertezza.

L‘operazione consiste nella cessione di 9,2 miliardi di sofferenze, l‘aumento delle rettifiche sui restanti crediti dubbi e la copertura del conseguente fabbisogno di capitale con l‘aumento da 5 miliardi.

Nessuna delle banche contattate per formare il consorzio ha preso impegni vincolanti per garantire l‘aumento, dicono le fonti.

Alberto Nagel, AD di Mediobanca, ha detto che si tratta di un pre-underwriting agreement che per definizione non è vincolante.

Un fallimento del piano di salvataggio della banca più antica del mondo danneggerebbe l‘intero sistema bancario italiano e potrebbe contagiare anche l‘Europa così Renzi ha fatto pressioni, secondo le fonti, sulle banche italiane ed estere per mettere in piedi il piano di salvataggio.

Il portavoce di palazzo Chigi ha detto di non essere a conoscenza di tali pressioni.

Un intervento pubblico potrebbe implicare il coinvolgimento di obbligazionisti e depositanti fino a 100.000 euro ed è questo che il governo vuole scongiurare.

L‘assenza di un supporto pubblico significa che le banche considerano l‘operazione più rischiosa e le commissioni sono tra il 2,5 e il 4% del totale richiesto al mercato, rispetto a un range tra 0,5 e 1% se ci fosse un intervento del governo, secondo Freeman consulting.

Ad aggiungere incertezza c‘è il referendum costituzionale previsto in autunno a cui Renzi ha legato la vita del governo.

BATTAGLIA PER GLI AFFARI

Per le grandi banche d‘investimento, Monte dei Paschi è considerata una porta di ingresso verso altri lucrosi affari come il possibile aumento di Unicredit.

Fino allo scorso giugno, UBS e Citigroup sono stati i principali adviser della banca senese. Negli ultimi due anni hanno cercato di trovare un partner per il Monte dei Paschi, ma senza successo. La banca svizzera è stata inoltre global coordinator per gli aumenti di Mps nel 2014 e 2015.

JP Morgan ha ottenuto il supporto del governo per il suo piano di salvataggio per Mps a luglio, assieme a Mediobanca, dopo che il suo CEO Jamie Dimon ha incontrato Renzi a Roma, dicono le fonti.

La banca americana che ha l‘ex ministro dell‘Economia Vittorio Grilli come chairman per le attività corporate e investment bank, sarà tra quelle che guadagneranno di più nell‘esecuzione del piano di salvataggio di Siena, dicono le fonti.

Si è proposta per il finanziamento ponte da 6 miliardi, per far guadagnare al Monte il tempo necessario ad ottenere la garanzia Gacs sulla tranche senior della cartolarizzazione.

(Hanno contribuito Silvia Aloisi e Giselda Vagnoni)

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