2 agosto 2016 / 08:28 / in un anno

Veneto Banca, arrestato ex-AD, da Gdf perquisizioni e sequestri

MILANO (Reuters) - I finanzieri del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia stamani hanno eseguito un‘ordinanza di arresto ai domiciliari per l‘ex-AD di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, e stanno eseguendo numerose perquisizioni in tutta Italia nei confronti di 14 indagati nell‘ambito di un‘inchiesta della procura di Roma che ipotizza i reati di aggiotaggio e ostacolo all‘autorità di vigilanza.

L'insegna di Veneto Banca a Venezia. REUTERS/Alessandro Bianchi/File Photo

Lo riferisce la Guardia di Finanza.

Le Fiamme gialle hanno inoltre eseguito un sequestro preventivo per 45,425 milioni di euro nei confronti di persone legate a Veneto Banca. Allo stesso Consoli è stato sequestrato un immobile dal valore di 1,8 milioni di euro, liquidità e titoli.

In una nota il management dell‘istituto assicura la piena collaborazione all‘Autorità giudiziaria e alla Gdf e conferma la propria determinazione, attraverso il nuovo Cda che si insedierà dopo l‘assemblea di lunedì prossimo, a proseguire “senza indugio e con grande determinazione nell‘azione di responsabilità nei confronti di chi si è reso responsabile del dissesto delle banca”.

Il legale di Consoli non è stato immediatamente raggiungibile per un commento.

Una nota della Gdf precisa che sono contestate una serie di operazioni in virtù delle quali sarebbe stata la stessa banca a finanziare importanti clienti perché gli stessi acquistassero azioni dell‘istituto di credito.

“Il significato economico reale di queste operazioni -- celate sotto una veste apparentemente lineare -- è chiaro: il cliente ‘finanziato’ deteneva titoli di Veneto Banca per conto della banca”, spiega la nota.

Secondo gli inquirenti, a volte questo sarebbe avvenuto anche mediante l’arruolamento di investitori compiacenti, disponibili ad intestarsi temporaneamente grosse quote di obbligazioni subordinate, sollevando la banca dall’onere di detrarne il controvalore dal patrimonio di vigilanza, come invece prescritto dalla Banca d’Italia.

L‘accusa ritiene che siano stati inoltre concessi finanziamenti a soggetti in difficoltà economiche, in stato di decozione o comunque non in grado di restituire le somme ricevute, senza un’adeguata verifica della capacità di rimborso da parte dei richiedenti, per dare all’esterno l’immagine di una solidità patrimoniale superiore a quella reale, rafforzando così -- secondo la ricostruzione, in modo fraudolento -- l’immagine della banca e la fiducia nel management.

Inoltre, secondo gli elementi acquisiti, mediante queste operazioni i vertici di Veneto Banca potevano falsamente rappresentare a Banca d’Italia e Consob una consistenza patrimoniale superiore al reale, per rientrare nei parametri di sicurezza che la legge esige per gli istituti bancari.

Infine, la creazione di questa situazione di patrimonio “virtuale” avrebbe consentito di fissare il sovrapprezzo delle azioni su valori assai elevati rispetto allo stato dell’azienda. Queste condotte, spiega la Gdf, avrebbero portato all’‘annacquamento’ del patrimonio di vigilanza della banca.

((Redazione Milano, Reutersitaly@thomsonreuters.com, +390266129720, fax +3902 801149, Reuters messaging: ilaria.polleschi.reuters.com@reuters.net))

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