11 luglio 2016 / 17:14 / in un anno

Rcs, Cairo: fondi chiedevano parte cash, valore Cairo Comm può raddoppiare

MILANO (Reuters) - Con l‘aggiunta della componente cash alla sua offerta, Urbano Cairo è convinto di poter battere i concorrenti nella battaglia per il controllo di Rcs.

La sede di Rcs alle porte di Milano. REUTERS/Stefano Rellandini

Dal quarto piano di un palazzo di corso Magenta, da dove presiede la sua Cairo Communication, l‘imprenditore sottolinea di aver incontrato in questi giorni “moltissimi fondi e investitori” che chiedevano, per essere convinti, una parte in contanti. “A Londra, mercoledì scorso, un investitore mi ha chiesto: perchè invece di alzare il concambio dell‘Ops a 0,17 da 0,16 non ha messo 10 centesimi in contanti? Io ci ho pensato e ho esagerato perchè gli ho dato 0,25 cash (più 0,18 azioni Cairo ogni Rcs)”. Rcs è valutata così, ai prezzi di oggi, 1,051 euro contro l‘euro tondo a cui hanno portato la loro offerta i soci storici Diego Della Valle, Mediobanca, UnipoSai e Pirelli affiancati da Andrea Bonomi.

“Ho offerto un quarto del valore cash. Questo consente agli azionisti di Rcs da una parte di monetizzare il profitto, dall‘altra di mantenere un investimento nel gruppo ma affidato a un editore puro, che fa solo quello e che ha prevalentemente a cuore il buon andamento del business”, spiega in un‘intervista a Reuters.

La parte in azioni poi, promette, darà anch‘essa soddisfazione: “Il mio piano ipotizza per Rcs un Ebitda al 2018 di 170 milioni. Con un multiplo di mercato di 7 volte si va a 1,2 miliardi. Se Cairo Communication arrivasse al 60% di Rcs, acquisirebbe un valore dalla partecipazione di circa 800 milioni. Io spenderei per l‘Opas (con una vittoria al 60%) 320 milioni. C‘è un valore aggiuntivo di circa 400 milioni che, diviso per tutte le azioni Cairo Communciation (comprese quelle di nuova emissione) significherebbe 3,5 euro in più per ogni titolo Cairo. Di fatto raddoppierebbe quasi il suo valore”.

“Con l‘Opa prendi 1 euro ed esci, con me partecipi a un progetto di rilancio e di soddisfazioni economiche”, riassume facendo appello al suo track record di risanatore di Giorgio Mondadori e di La7.

ANCORA QUATTRO GIORNI PER DECIDERE

I soci di Rcs hanno ancora quattro giorni per decidere tra le due offerte. Lunedì prossimo si conosceranno i risultati definitivi ma, assicura l‘imprenditore, non c‘è il rischio di un “pareggio”. “Secondo il nostro consulente legale, lo studio Erede, ci deve essere un‘offerta a prevalere e in quel momento chi ha aderito all‘altra può entro cinque giorni consegnare le sue azioni al vincitore o tenersele. Certamente le azioni non rimangono all‘offerta perdente, che si tiene le azioni di partenza”. Nel caso dunque prevalga, seppur di poco, Cairo, la cordata opposta non potrebbe fare altro che tenersi il 22,6% già in suo possesso e non è quindi scontato che riesca matematicamente a farsi minoranza di blocco e impedire, ad esempio, la fusione tra i due gruppi editoriali che è elemento chiave del piano Cairo.

“Il mio piano è totalmente diverso da quello degli altri, che poi sono gli stessi che hanno portato Rcs a bruciare cassa e accumulare debito”, dice. “Io ho La7, che ha un pubblico simile a quello del Corriere. Potrei fare un‘operazione di lancio promozionale del quotidiano, magari tagliando per un mese il prezzo a un euro con un‘offerta di contenuti più ricca, e conquistare nuovi lettori”.

La qualità di informazione e la linea editoriale del Corriere della Sera non sarebbero messi in discussione. “Resterebbe quello che è, un giornale di grande qualità, contraddistinto da autorevolezza e imparzialità, che ha un suo modo di vedere le cose al di sopra delle parti, anche se poi in qualche caso ha una sua opinione”.

Questo vale anche per il delicatissimo referendum di ottobre sulla riforma costituzionale, a cui il governo ha legato il proprio destino. “Quello che penso io del referendum è assulutamente irrilevante. L‘editore è rilevante quando sceglie un direttore, di cui apprezza l‘oggettività e la capacità di fare una corretta informazione. Dopo di che da quel momento è il direttore che fa le scelte in modo assolutamente autonomo”. Un messaggio a Luciano Fontana, che per Cairo “è bravo” ed “è giusto dargli fiducia”. “Anche in questo periodo complicato per il giornale con le due offerte contrapposte, sta facendo un lavoro molto serio”.

SOSTEGNO DA MESSINA E BAZOLI

L‘imprenditore non dice che farà se, invece, perderà la sfida con Bonomi e soci. Il suo 4,7% lo ha in carico poco sopra 1,23 euro, uscisse non farebbe neanche una grossa minusvalenza.

Ora però resta concentrato sulla vittoria. “La concorrenza fa bene. La mia offerta è salita molto, ma credo che valga ancora l‘investimento. Certo non sono andato fino in fondo per puntiglio”.

Un sostegno pieno gli arriva da Intesa Sanpaolo, principale creditore di Rcs e azionista con il 4,2% circa. “Direi proprio di sì”, risponde alla domanda se Intesa consegnerà a lui le sue azioni. “C‘è stato molto apprezzamento nei miei confronti da parte di Gaetano Micciché (Banca Imi) ma anche dell‘AD Carlo Messina, che lo ha espresso sia con parole pubbliche, sia in privato. Così come il presidente Giovanni Bazoli, con cui ho avuto contatti e anche lui è stato di grande supporto. Evidentemente la banca non condivideva alcune cose della gestione passata di Rcs”.

L‘interesse per Rcs e per il Corriere sembra per Cairo di natura industriale. A chi gli parla di un possibile snobismo nei suoi confronti da parte del vecchio salotto buono della finanza italiana, commenta: “Si è visto cos‘hanno combinato. Il jet set della finanza ha portato la Rizzoli, che fatturava 2,4 miliardi nel 2006, a fatturare un miliardo nel 2016. Io viceversa ho preso la Giorgio Mondadori a 25 milioni di fatturato e l‘ho portata a 100 milioni in un mercato che si è dimezzato. Se questo è il jet set, io non voglio farne parte”.

Eppure il Corriere ha sempre suscitato grandi appetiti più perchè influente centro di potere che per le promesse di redditività. “Questo non è il mio modo di ragionare. Si possono avere margini alti anche nella carta stampata, gruppi all‘estero lo dimostrano. Basta sapere che i tuoi concorrenti non sono solo gli altri giornali ma anche Internet, che è gratuito. La gente ha pochi soldi, non puoi alzare continuamente i prezzi e offrire giornali sempre più smilzi. Devi offrire qualcosa che gli altri non hanno. Non è un settore al tramonto. E’ come il confronto tra Europa e Asia. Oggi la ricchezza si è spostata verso est, ma questo non vuol dire che l‘Europa debba spegnersi, bisogna organizzarsi meglio”.

“Per favore spenga la luce”, conclude l‘incontro, come da copione.

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