8 luglio 2016 / 14:38 / un anno fa

Referendum costituzionale, manager e banchieri non scommettono su esito

ROMA (Reuters) - Sarà per la sorpresa Brexit, o perché gli italiani sono affezionati al 90° minuto, ma banchieri e imprenditori preferiscono non sbilanciarsi sull‘esito del referendum costituzionale di ottobre, banco di prova del governo di Matteo Renzi. I pochi che lo fanno mostrano comunque una preferenza per il sì.

Alla richiesta di un pronostico - rivolta a margine dell‘assemblea Abi a una quindicina di manager, azionisti ed esponenti associativi del mondo bancario - la maggior parte degli interpellati ha risposto schermandosi dietro l‘assenza di competenza specifica sulla materia o non rispondendo.

“Faccio l‘economista non il sondaggista”, ha risposto Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa San Paolo, e sulla stessa linea si è mosso l‘AD Carlo Messina: “Mi occupo di banche”.

Se non stupisce la ritrosia dei vertici della prima banca italiana a parlare di politica, sorprende il disimpegno di Luigi Abete (presidente di Bnl), Giuseppe Guzzetti (numero uno dell‘Acri) e Antonio Patuelli (a capo dell‘associazione dei Banchieri e padrone di casa), tre personalità da sempre in confidenza con il mondo della politica. Univoca la risposta: “Oggi si parla di banche”.

Roberto Nicastro, AD delle della nuove quattro banche ponte, si defila: “Non ne capisco niente”. E così anche Giuseppe Vegas, presidente Consob, si limita a dire: “Non è il mio business”.

Alessandro Profumo, ex numero uno di Unicredit, opta per il sì: “Penso che ce la faccia”. Vede una vittoria del sì l‘ex numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, oggi presidente del colosso pubblico dell‘energia Eni, così come l‘AD della Popolare di Vicenza, Francesco Iorio.

Il nuovo AD di Banca Carige, Guido Bastianini, prevede un finale al fotofinish: “50 a 50: sarà una questione di pochi punti percentuali” mentre la presidente di Poste, Luisa Todini, esprime l‘auspicio “che vinca il sì”.

Secondo Giampietro Nattino, presidente di Banca Finnat, non è possibile fare un pronostico perché “si tratta di temi molto complessi che non tutti vogliono approfondire, preferendo votare facendo riferimento alla propria parte politica. Questo non consente di fare una previsione”, come dimostra Brexit.

Un manager che si è mosso nella finanza e nelle assicurazioni esclude “la possibilità di una pronostico: oggi non li azzecca nessuno, ci sono troppe cose in movimento che potrebbero condizionare il risultato”. Alcune le spiega un‘altra personalità con esperienza nel mondo dell‘energia e delle comunicazioni: “E’ troppo presto, bisogna vedere che cosa succede fino ad ottobre. Possono cambiare molte cose, come la legge elettorale”, cosa che potrebbe portare a qualche riposizionamento negli schieramenti pro o contro la riforma.

“Non riesco proprio a immaginare un risultato. Forse è un po’ presto. [Gli italiani] stanno incominciando ora a rimuginare e quindi è difficile” dire come andrà a finire, è invece la riflessione di Gilberto Benetton, presidente di Edizione.

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