5 luglio 2016 / 10:52 / in un anno

Italicum, non bastano firme referendum, minoranza Pd chiede modifiche

ROMA (Reuters) - Il referendum sulla nuova legge elettorale in vigore da pochi giorni, il cosiddetto Italicum, non si farà.

Un cagnolino in attesa mentre i padroni votano in un seggio. REUTERS/Ciro De Luca

I sostenitori del referendum hanno annunciato oggi di aver mancato il limite minimo di 500.000 firme, necessario a indire la consultazione.

“Le firme raccolte per i due referendum abrogativi di norme dell‘Italicum sono giunte a 420.000 (418.239 per il premio di maggioranza e 422.555 per i capilista bloccati). Non bastano, ma sono comunque uno straordinario risultato della mobilitazione organizzata dal Comitato nazionale e dai comitati territoriali”, dice un comunicato firmato da Massimo Villone, Alfiero Grandi e Silvia Manderino, esponenti del comitato contro l‘Italicum che ha promosso i due quesiti.

Nella nota, il comitato se la prende con “gli ostacoli palesi e occulti frapposti alla raccolta delle firme”, accusando in particolare il governo di non aver consentito l‘uso della posta elettronica certificata per ottenere la certificazione dai comuni sulle firme.

Intanto, dopo che ieri il ministro Dario Franceschini ha proposto, in un intervento alla direzione Pd, di modificare la legge elettorale introducendo un premio di maggioranza per le coalizioni e non le singole liste, oggi esponenti della minoranza Dem sono tornati a chiedere modifiche.

Vannino Chiti, senatore Pd ed ex ministro del governo Prodi, ha proposto di verificare in Parlamento se c‘è la possibilità di votare una legge elettorale basata sui collegi uninominali a doppio turno o a turno unico.

L‘Italicum è una legge proporzionale su liste di collegio, con premio di maggioranza al partito che superi la quota nazionale del 40% al primo turno, o il ricorso al ballottaggio se nessuno supera tale risultato.

La legge (che riguarda solo la Camera dato che il Senato, se passasse la riforma costituzionale, non sarebbe più direttamente elettivo) prevede anche un soglia minima per le liste del 3%.

Le opposizioni hanno contestato l‘Italicum perché, associato alla riforma costituzionale, potrebbe consentire a un solo partito di governare, eleggere le principali cariche istituzionali e modificare la Costituzione senza maggioranza assoluta.

Le recenti vittorie del Movimento Cinque Stelle a Roma e Torino hanno spinto anche esponenti del Pd (pure della maggioranza renziana) a chiedere modifiche. Ma finora il premier e segretario democratico Matteo Renzi ha risposto che la legge non si tocca, anche perché manca la necessaria maggioranza parlamentare per approvarne una diversa.

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