4 luglio 2016 / 11:02 / in un anno

Brexit incide su portafogli, cash su max ed equity su minimi storici

MILANO (Reuters) - La Brexit comincia ad incidere pesantemente sui portafogli delle società di gestione che operano in Italia, spingendo la liquidità sui massimi e l‘azionario sui minimi storici.

Un bus attraversa il Waterloo Bridge a Londra. Foto del 24 giugno 2016. REUTERS/Toby Melville

L‘impressione, tra l‘altro, è che la ferita inferta ai mercati dal referendum del 23 giugno scorso sia ancora fresca, le ipotesi sull‘impatto sono in parte aleatorie, e conseguenze ulteriori sull‘allocazione dei capitali si vedranno più avanti. Alcuni fund manager, infatti, per ora hanno preferito confermare l‘allocazione del mese scorso o variarla leggermente, in attesa di valutare quali direzioni prendere.

E’ quanto emerge dalla media degli 11 portafogli di primari investitori, censiti da Reuters a giugno.

L‘effetto principale del voto britannico è la crescita della liquidità, tipico parcheggio dei capitali nelle fasi di incertezza, che arriva al 13,5% dal 9,9% di maggio, segnando il massimo di sempre.

A farne le spese sono soprattutto gli investimenti alternativi, che cadono al 2,4% dal 5,8% del mese precedente, toccando il minimo record.

La Brexit, dunque, come era facile immaginare, scoraggia il rischio. “Ci aspettiamo che prosegua un atteggiamento di avversione al rischio fino a che gli investitori non avranno metabolizzato l‘impatto della Brexit”, commenta Matteo Germano, global head of multi asset investments di Pioneer Investments.

Rilevante anche la discesa dell‘azionario, che arriva al 40,4% dal 41,8% di maggio: nuovamente, siamo di fronte a un minimo della serie storica.

Viceversa, i bond, che avevano operato il sorpasso sull‘equity a maggio dopo 43 mesi consecutivi in cui nei portafogli avevano pesato maggiormente le azioni, salgono al 43,3%, massimo dall‘agosto 2012.

Pur restando marginale, l‘immobiliare raddoppia il peso rispetto al mese precedente, salendo allo 0,4%, picco da aprile 2015.

Analizzando la composizione del portafoglio azionario spiccano l‘incremento della presenza del Nord America e il calo dell‘Asia (Giappone escluso). Praticamente invariato il dato della Gran Bretagna, segno che, almeno nell‘immediato, i gestori non ritengono che sarà Londra a pagare il prezzo più alto dell‘uscita dall‘Ue.

Poche le variazioni nell‘allocazione obbligazionaria, con Nord America e zona euro a fare sempre la parte del leone. “Nell‘attuale contesto di rendimenti pari a zero o negativi”, argomenta Germano di Pioneer, “il credito europeo resta attraente grazie al programma di acquisti della Bce”.

Interessante, in tema di corporate bond, la crescita degli high-yield a discapito degli investment grade (rispettivamente al massimo e al minimo della serie storica), segno che, in un quadro dominato da incertezza e avversione al rischio, il rendimento viene cercato in questa asset class.

Ulteriore fattore di incertezza sono le elezioni presidenziali Usa, che si terranno nel prossimo novembre. I fund manager del panel Reuters sono concordi nel considerare un‘eventuale vittoria di Donald Trump come negativa per l‘azionario Usa e globale.

“Prima delle elezioni”, spiega Germano di Pioneer, “vediamo un aumento della volatilità nell‘azionario Usa. Hillary Clinton garantirebbe continuità e cautela nella gestione del bilancio, mentre Trump è più ‘fluido’, se non imprevedibile, in materia di programmi economici. Come questa incertezza si tradurrà nei conti aziendali e nelle valutazioni dei titoli”, conclude Germano, “dipenderà dai toni della campagna elettorale e dai media. E’ ragionevole attendersi che Fed e dollaro saranno cruciali per indirizzare l‘andamento dei mercati azionari”.

Hanno partecipato al sondaggio Aletti Gestielle Sgr, Anima Sgr, Azimut Sgr, BNP Paribas Investment Partners Sgr, Euromobiliare AM Sgr, Credit Suisse AM, Eurizon Capital Sgr, BG Sgr, Pioneer Investments, Schroders, Sella Gestioni.

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