27 giugno 2016 / 13:42 / un anno fa

Italia, economisti verso taglio stima Pil dopo Brexit

MILANO (Reuters) - Puntano inevitabilmente verso il basso le prospettive di crescita per l‘Italia dopo la doccia fredda del referendum con cui gli elettori britannici hanno scelto di lasciare l‘Unione europea.

Italian Economy Minister Pier Carlo Padoan Italian Economy Minister Pier Carlo Padoan attends a news conference with the foreign press in Rome, Italy, in this file photo dated August 4 , 2015. To match Interview USA-ELECTION/TRUMP-ITALY REUTERS/Tony Gentile - RTSGSTX

I vari previsori privati, già più prudenti rispetto al governo che per quest‘anno prospetta una crescita di 1,2%, sono al lavoro per riformulare in senso peggiorativo le stime per l‘economia tricolore per il 2016 e il 2017, con le relative conseguenze negative su deficit e debito.

In generale, come peraltro affermato da più parti alla vigilia della consultazione popolare nel Regno Unito, l‘Italia è poco esposta all‘economia britannica e gli effetti su investimenti diretti ed export dovrebbero quindi essere abbastanza limitati.

Le conseguenze più significative derivano dalla fase di avversione al rischio dei mercati finanziari, che sta determinando forti turbolenze a Piazza Affari, con i titoli bancari, già osservati speciali per l‘enorme mole di sofferenze che faticano a smaltire, sotto marcata pressione.

Più contenute, al momento, le ripercussioni sui titoli di Stato, i cui rendimenti, seppur in rialzo, sono calmierati dall‘azione diretta della Banca centrale europea.

“Molto dipende da quanto durerà la volatilità sui mercati finanziari, e ciò a sua volta dipende da come verrà gestita questa fase di limbo da parte della politica a livello europeo”, sintetizza Fedele De Novellis, economista di Ref Ricerche, che vede una crescita del Pil di 0,6% quest‘anno e leggeremnte sotto l‘1% il prossimo, mentre nell‘ultima proeizione l‘istituto indicava +1% per quest‘anno, e +1,1% nel 2017.

Nei prossimi giorni aggiorneranno al ribasso le stime di crescita sul biennio 2016-17 anche UniCredit e Ing. La prima, che ha già fornito un range per l‘anno prossimo, con una sforbiciata a 0,2%-0,7% da 1,2%, dovrebbe limare verso il basso anche la proiezione di quest‘anno, ovvero 1,2%.

Verso una revisione negativa anche Prometeia, che pubblicherà mercoledì prossimo le nuove stime trimestrali, incorporando gli effetti del voto britannico.

“Se le turbolenze sui mercati proseguiranno in maniera sostenuta, la fiducia di imprese e famiglie è destinata a deteriorarsi, con conseguenze negative su consumi, spina dorsale dell‘attuale fase della ripresa, e investimenti, che hanno manifestato i primi segnali di ripartenza”, avverte De Novellis.

(Elvira Pollina)

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