24 giugno 2016 / 11:58 / un anno fa

SCHEDA - Brexit, cinque domande su cosa succede dopo il voto

BRUXELLES (Reuters) - I britannici hanno scelto di lasciare l‘Unione Europea. Di seguito, sono riportate le risposte alle domande fondamentali su cosa succederà nei rapporti tra la Gran Bretagna e il blocco:

Brexit, cinque domande su cosa succede dopo il voto. REUTERS/Ralph Orlowski

1. COSA SIGNIFICA?

L‘Ue è in stato di choc perché si entra in un territorio inesplorato. Nessuno stato membro ha mai lasciato il blocco e l‘articolo 50 del trattato Ue, che definisce le modalità di exit, offre pochi dettagli. Anche se il quadro giuridico relativo ai due anni necessari per completare il recesso è impreciso, molti credono che ci vorrà più tempo per stabilire un nuovo rapporto commerciale tra la Gran Bretagna e l‘Ue, e alcuni temono che il processo diventerà faticoso e duro, interrompendo la ripresa economica e gli affari europei.

David Cameron ha detto che si dimetterà entro ottobre e lascerà che sia il successore alla guida del partito conservatore a notificare che la Gran Bretagna invoca l‘articolo 50. Da quel momento partiranno i due anni, mentre l‘Ue, secondo i funzionari, non è in grado di innescare il processo. Alcuni desiderano accelerare l‘iter e sono preoccupati dalla prospettiva che i sostenitori della Brexit preferiscano aprire nuovi negoziati prima di attivare l‘articolo 50.

Nel febbraio scorso Cameron aveva siglato un accordo con i leader europei per frenare l‘immigrazione e tutelare gli interessi della finanza di Londra. L‘intesa è stata uccisa dal risultato del referendum e i leader Ue hanno escluso nuovi colloqui su una diversa forma di adesione britannica al blocco. “Lasciare significa lasciare”.

Molti vogliono un divorzio breve e una contestuale negoziazione dei termini dei rapporti futuri, che potrebbe richiedere molto più tempo. Tuttavia, le maggiori potenze Ue sembrano ansiose di passare a un nuovo tipo di rapporto. Ciò potrebbe comportare il fatto che i negoziati sull‘articolo 50, il cui testo recita che dovrebbe “tenere conto” della nuova relazione Ue-Regno Unito, vadano oltre due anni, per dare il tempo di siglare un accordo più ampio. Ma un‘estensione richiederebbe il consenso di tutti gli stati membri, e raggiungere l‘unanimità potrebbe essere problematico.

Se non fosse raggiunto un accordo su un nuovo trattato, il diritto comunitario semplicemente cesserebbe di essere applicato in Gran Bretagna dopo due anni dalla notifica formale dell‘uscita.

Sino alla firma di un nuovo trattato - che richiede l‘assenso dalla Gran Bretagna e della maggior parte dei 27 stati rimanenti, ponderati in base alla popolazione - Londra resta, in linea di principio, un membro a pieno titolo dell‘Ue, ma sarà esclusa dalle discussioni che riguardano i termini di uscita. In pratica, molti si aspettano che ministri e parlamentari britannici vengano esclusi dalla maggior parte degli affari del blocco.

Alcuni promotori della Brexit hanno anche detto che la Gran Bretagna dovrebbe agire più rapidamente, ad esempio smettendo di finanziare il bilancio dell‘Unione o frenando l‘immigrazione dagli altri stati membri. Se questa fosse la linea di Londra, è probabile che l‘Ue adotti delle rappresaglie.

“Il processo dell‘articolo 50 è un divorzio: chi ottiene la casa, a chi vanno i bambini, come vengono spartiti i conti bancari”, spiega un alto funzionario Ue, con riferimento alle priorità, ovvero al bilancio e allo status di cittadini britannici che vivono in altri stati, nonché dei cittadini Ue in Gran Bretagna, diversi milioni di persone in totale.

Non riuscire a rispettare l‘articolo 50 si tradurrebbe in un “divorzio territoriale disastroso”, spiega un funzionario. “E’ come se gli sposi, invece di trattare attraverso gli avvocati, si tirassero addosso i piatti”.

Una serie di leggi Ue cesserà di applicarsi alle imprese e ai cittadini britannici, creando una situazione che i promotori della Brexit dicono rappresenterà un‘opportunità per una maggiore crescita e per un‘immigrazione più selettiva, ma che Cameron ha detto farà danni a lungo termine per l‘economia e per l‘influenza globale della Gran Bretagna.

Le nuove barriere commerciali danneggeranno le economie di entrambe le parti. Ma l‘Ue teme soprattutto un “effetto domino” politico, con altri paesi che voteranno per uscire dal blocco.

2. CHE COSA STA SUCCEDENDO IN QUESTO MOMENTO?

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che presiederà un vertice Ue la prossima settimana e ha parlato a tutti i leader nei giorni prima del voto, ha rilasciato una dichiarazione a nome degli altri 27 primi ministri. Ha detto che sono determinati a tenere insieme l‘Unione e che il Consiglio si riunirà il prossimo 27 giugno, senza Cameron, a margine del vertice della prossima settimana.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha ospitato Tusk e il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, nel quartier generale di Berlaymont, a Bruxelles. Era presente anche il primo ministro olandese, Mark Rutte, il cui governo detiene la presidenza di turno dell‘Ue.

A partire da venerdì scorso i leader Ue hanno ripetuto un mantra di tre R: Rammarico, a perdere quasi un quinto dell‘economia del blocco e gran parte del peso militare e globale; Rispetto, per la volontà del popolo britannico; e Risolvere, per saldare ciò che resta dell‘Unione. I leader hanno anche ricordato che la Gran Bretagna per ora resta un membro a pieno titolo.

I ministri degli Esteri sono riuniti a Lussemburgo. I ministri di Germania e Francia si incontreranno con le controparti dalle altre quattro fondatori dell‘Unione Europea (Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo). I ministri del blocco stanno discutendo del voto a pranzo.

Durante il week end l‘attività sarà frenetica. I ministri degli Esteri dei sei fondatori si incontreranno domani a Berlino. Gli ‘sherpa’ dei leader si vedranno a Bruxelles domenica, giorno in cui si terranno le elezioni politiche in Spagna. Lunedì 27 giugno Tusk e il presidente francese, François Hollande, si incontreranno a Parigi, per poi recarsi a Berlino per vedere il cancelliere tedesco, Angela Merkel con il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi. La Commissione ha in programma una riunione del ‘collegio’ di 28 commissari nazionali per lunedi, ma potrebbe anticiparla a domenica.

Il commissario della Gran Bretagna, Jonathan Hill, dovrebbe essere spogliato del portafoglio attuale, ovvero supervisione delle banche e dei servizi finanziari, materie molto sensibili. Potrebbe scegliere di dimettersi. Ciò consentirebbe al nuovo premier britannico di nominare qualcun altro in Commissione, anche se per un periodo limitato, fino a quando la Gran Bretagna lascerà il blocco.

I leader Ue si incontreranno a Bruxelles per un vertice di 24 ore, a partire dalle 17 di martedì. I funzionari si aspettano che Cameron riferisca sul voto e su ciò che la Gran Bretagna intende fare, per poi tornare a casa e affrontare le domande nel parlamento britannico mercoledì.

I leader possono decidere di incontrarsi di nuovo nel mese di luglio.

3. C0S‘E’ L‘ARTICOLO 50?

Il Trattato di Lisbona ha le seguenti frasi chiave:

- Lo stato membro che decide di recedere notifica al Consiglio europeo l‘intenzione... L‘Unione negozia e conclude un accordo con lo stato, che stabilisce le modalità del ritiro, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l‘Ue.

- Deve essere concluso... dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata.

- I trattati cessano di essere applicabili allo stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell‘accordo di ritiro o, in mancanza, due anni dopo la notifica... a meno che il Consiglio europeo, d‘intesa con lo stato membro interessato, all‘unanimità decida di prorogare tale termine.

- Il membro del Consiglio europeo o del Consiglio che rappresenta lo stato membro che recede non partecipa alle discussioni... o alle decisioni che lo riguardano.

4. COSA SUCCEDERA’ ALL‘UE A PARTIRE DA ORA?

L‘Unione deve rapidamente riempire un buco da 7 miliardi di euro nel bilancio annuale, attualmente in vigore sino al 2020, in quanto perde i contributi della Gran Bretagna, ma risparmia su quanto i britannici ricevono.

L‘Ue, inoltre, deve chiarire il più rapidamente possibile lo stato delle imprese e degli individui che attualmente utilizzano leggi comunitarie in materia di commercio, lavoro e diritti politici e sociali su entrambi i lati della nuova frontiera.

La Gran Bretagna avrebbe dovuto presiedere il semestre europeo che inizierà nel luglio del prossimo anno. Il suo posto sarà preso dall‘Estonia o, eventualmente, da Malta o Croazia.

I leader Ue possono spingere per fornire una rapida dimostrazione di solidità del blocco e contrattaccare, anticipando le mosse degli euroscettici, ispirate al risultato in Gran Bretagna. Tra quanti potrebbero trarre beneficio dalla Brexit figura certamente il leader del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, che guida i sondaggi per le elezioni presidenziali francesi del prossimo aprile.

Le divisioni tra Berlino e Parigi sulla gestione della zona euro probabilmente escludono una grande mossa su questo fronte prima delle elezioni del 2017. Una più stretta cooperazione nella difesa dell‘Unione Europea, senza la scettica Gran Bretagna, potrebbe trovare nuova linfa vitale. Una profonda revisione della politica di sicurezza è già all‘ordine del giorno di un prossimo vertice, così come nuovo impulso dovrebbero conseguire le richieste di maggiori controlli in materia di immigrazione irregolare dall‘Africa.

Molti leader non vogliono alienarsi gli elettori, accelerando l‘integrazione. Tusk vuole lanciare un processo formale di riflessione sui motivi che fanno percepire l‘Unione come lontana dai cittadini.

5. IN SINTESI, COSA CAMBIA?

In linea di principio, nulla cambia immediatamente. Adesso i britannici rimangono cittadini Ue e gli affari continuano come prima. In pratica, molti credono che le decisioni in materia di commercio, investimenti e politiche di fatto anticiperanno l‘uscita di Londra dal blocco. L‘Ue potrebbe vedere la Gran Bretagna sbriciolarsi se gli scozzesi, filo-europei, torneranno a spingere per l‘indipendenza e per un‘adesione in proprio al blocco. Il primo ministro scozzese ha già detto che un secondo referendum sull‘indipendenza è molto probabile.

Esiste un ‘Bruxelles consensus’ secondo cui la Gran Bretagna debba diventare un esempio di cosa accade a chi lascia l‘Ue e dovrà fare i conti con molta freddezza in futuro, esclusa ed emarginata, forse per costringerla a fare un passo indietro e concludere varie forme di accordi commerciali in cambio di concessioni sui temi dell‘immigrazione e dei contributi al bilancio, ovvero proprio le materie più sensibili per i sostenitori della Brexit. Pur in forme differenti, Norvegia e Svizzera hanno accettato questo tipo di accordi con l‘Ue.

Tuttavia, i diplomatici prudenti non escludono colpi di scena.

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