21 giugno 2016 / 08:27 / in un anno

BREXIT - Quello che c'è da sapere in vista del referendum del 23

Giovedi 23 giugno la Gran Bretagna è chiamata a pronunciarsi sulla propria permanenza nell‘Unione europea, in un referendum dall‘esito incerto che potrebbe cambiare le sorti dell‘Europa.

Attivisti anti Brexit si baciano a Berlino. REUTERS/Hannibal Hanschke

Reuters ha dedicato al tema della Brexit una pagina Eikon con commenti, notizie, sondaggi e dati di mercato. Per accedere alla pagina basta digitare BREXIT nel campo di ricerca Eikon.

L‘OMICIDIO COX E I SONDAGGI

Il 16 giugno la campagna referendaria è stata macchiata dall‘omicidio della deputata laburista Joe Cox, sostenitrice dell‘opzione ‘remain’, per mano di un nazionalista britannico.

L‘uccisione di Cox ha determinato uno spostamento nei sondaggi d‘opinione a favore della permanenza nell‘Ue. Se tra il 10 e il 16 giugno il fronte favorevole all‘uscita era in vantaggio in sette sondaggi su nove, le ultime rilevazioni evidenziano un recupero del fronte pro-Ue, comunque con un margine di incertezza molto alto.

QUANDO E COME SI VOTA

I seggi apriranno il 23 giugno alle 7 ora locale (le 8 in Italia) e chiuderanno alle 22.

I cittadini britannici troveranno il seguente quesito sulla scheda: “Il Regno Unito dovrebbe rimanere membro dell‘Unione Europea o dovrebbe lasciare l‘Unione Europea?”.

EXIT POLL E RISULTATI

Al momento le emittenti non prevedono exit poll, ritenendo il margine di errore troppo alto. Il conteggio dei voti, che verrà effettuato manualmente, partirà subito dopo la chiusura dei seggi.Ciascuna delle 382 circoscrizioni elettorali renderà noti i dati sull‘affluenza, che comprenderanno i voti per posta, nel corso della notte.Poi si procederà allo scrutinio, e ciascuna circoscrizione annuncerà quanti sono stati i “remain” e i “leave” entro le 8 circa del 24 giugno (ora italiana). I risultati a livello nazionale verranno annunciati a Manchester da Jenny Watson, presidente della Commissione elettorale.

CHE SUCCEDE SE VINCONO I “LEAVE”?

In caso di vittoria del fronte del “leave”, prenderanno il via i negoziati per l‘uscita della Gran Bretagna dal blocco, in base all‘articolo 50 del Trattato sull‘Ue. Londra sarebbe formalmente fuori dall‘Ue dopo due anni. Il premier britannico David Cameron, conservatore e impegnato nella campagna per la permanenza, ha dichiarato che non si dimetterà se dovesse vincere il fronte anti-Ue e resterà in carica per condurre le trattative. Fautore del referendum, Cameron ha rinegoziato nei mesi scorsi alcune condizioni della membership alla Ue in senso favorevole al Regno Unito.

Nel complesso la Brexit potrebbe provocare “sette anni di limbo e incertezza politica”, ha avvertito il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

I MERCATI

Il tema Brexit sta catalizzando le attenzioni dei mercati finanziari globali da diverse settimane. Nei giorni in cui i sondaggi hanno mostrato la prevalenza del fronte del Leave, si è assistito ad un‘ondata di avversione al rischio, che ha spinto gli investitori verso gli asset rifugio come il Bund, lo yen e il franco svizzero. Osservata speciale è la sterlina, che con l‘approssimarsi della data del referendum ha visto aumentare la propria volatilità. La mediana delle stime dei previsori, interpellati in un sondaggio Reuters datato 2 giugno, suggerisce un deprezzamento del 9% se il referendum dovesse decretare l‘uscita dall‘Ue, mentre la vittoria del fronte ‘remain’ porterebbe a un apprezzamento del 4%.

LE BANCHE CENTRALI

Banca d‘Inghilterra e la Banca centrale europea, secondo quanto hanno riferito da alcuni funzionari a conoscenza della situazione, s‘impegnerebbero pubblicamente a sostenere in maniera coordinata i mercati finanziari in caso di vittoria del fronte anti-Ue. Il presidente della Bce Mario Draghi, senza entrare nel dettaglio, ha fatto sapere che l‘istituto di Francoforte è preparate a gestire un‘eventuale uscita della Gran Bretagna. La banca centrale svizzera e Banca del Giappone hanno più o meno esplicitamente fatto capire di essere pronte a intervenire sul cambio delle rispettive valute, per evitare eccessivi apprezzamenti. Una fonte a conoscenza dell‘argomento da Tokyo ha inoltre riferito che l‘istituto centrale giapponese è pronto ad offrire finanziamenti in dollari alle banche coordinandosi con altre cinque banche centrali, tra cui Boe e Bce, utilizzando uno schema già collaudato nel 2011.

LONDRA: PIAZZA FINANZIARIA A RISCHIO?

Una fronte che propugna l‘uscita dall‘Ue avrebbe conseguenze sulla piazza finanziaria di Londra. Alcune banche d‘affari americane stanno prendendo in considerazione lo scenario estremo di dismettere le attività di trading basate nella capitale britannica, se Londra non dovesse più avere accesso al mercato europeo. Una riorganizzazione in alri Paesi della zona ero sarebbe in alcuni casi talmente costosa da indurre alcune grandi banche Usa a ridurre la propria presenza in tutta Europa.

STRONGER IN EU E VOTE LEAVE: POSIZIONI A CONFRONTO

Economia

Per i sostenitori dell’“in” la famiglia media britannica perderebbe 4.300 sterline all‘anno (circa 5.400 euro) in 15 anni in caso di uscita dall‘Ue, sulla base di una stima del Tesoro secondo cui il Pil scenderebbe del 6,2%.

Nel breve termine, secondo il governo, lasciare l‘Ue spingerebbe l‘economia in recessione, causando la perdita di oltre mezzo milione di posti di lavoro e un calo di più del 10% nei prezzi delle case e nel valore della sterlina.

La Commissione Tesoro del Parlamento britannico ha criticato la cifra sull‘impoverimento delle famiglie (4.300 sterline) sostenendo che sia irrealisticamente precisa. Ma c‘è ampio consenso tra gli economisti in Gran Bretagna e organismi come l‘Fmi sul fatto che la Brexit impoverirebbe notevolmente i britannici.

Vote Leave sostiene che sarebbe invece nell‘interesse dell‘Ue negoziare un accordo commerciale favorevole con la Gran Bretagna dopo la sua eventuale uscita, e che per Londra stringere accordi commerciali con Paesi terzi sarebbe più facile da sola.

Sul fronte “out”, la stima più dettagliata dei benefici economici viene dal gruppo Economists for Brexit, secondo cui il Pil salirebbe del 2% nel medio termine grazie a tasse più basse sulle importazioni e meno vincoli nell‘export.

I costi dell‘Ue

Secondo Vote Leave far parte dell‘Ue costa alla Gran Bretagna 19,1 miliardi di sterline all‘anno.

L‘Autorità statistica britannica, organismo pubblico indipendente, parla di stime sbagliate: tra rimborsi automatici e trasferimenti la contribuzione netta scenderebbe a 7,1 miliardi.

Il ministero delle Finanze britannico sostiene che i benefici economici derivanti dal far parte dell‘Ue superino abbondantemente i costi annuali, e che con la Brexit il settore pubblico avrebbe alla lunga 36 miliardi di sterline in meno all‘anno da spendere per via della minore crescita.

Immigrazione

Vote Leave sostiene che ogni anno arrivino nel Paese 250.000 cittadini Ue, che pesano sul sistema sanitario ed educativo.

Ma contando i cittadini comunitari che decidono di andarsene, la cifra si riduce a 184.000, simile alla quota di migranti non Ue che la Gran Bretagna ammette.

Uno studio pubblicato il mese scorso dal National Institute of Economic and Social Research (Niesr) britannico mostra che gli immigrati Ue hanno contribuito attraverso le tasse più di quanto abbiano usufruito di servizi e welfare.

Il governo britannico richiama l‘attenzione su un accordo raggiunto con l‘Ue che limiterà per gli immigrati il diritto ai benefit per lavori a basso reddito. Molte aziende ritengono che gli immigrati siano necessari per la crescita economica.

Sicurezza

Secondo Stronger In l‘Ue rappresenta un fronte comune per le sanzioni nei confronti di Paesi come la Russia, e consente una rapida estradizione di sospetti da un Paese membro a un altro.

Vote Leave dice che sarà nell‘interesse degli altri Paesi Ue portare avanti la collaborazione con la Gran Bretagna sulla sicurezza dopo un‘eventuale Brexit, e che le norme del blocco limitano la capacità dei britannici di vietare l‘ingresso a cittadini Ue pericolosi o di espellerli.

Vote Leave sottolinea inoltre che il previsto ingresso della Turchia nell‘Ue sposterebbe la frontiera esterna del blocco verso Siria e Iraq.

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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