1 giugno 2016 / 09:12 / 2 anni fa

Italia, Ocse conferma stima Pil 2016 +1%, vede debito stabile a 132,8%

MILANO (Reuters) - L‘economia italiana crescerà di 1% quest‘anno e di 1,4% il prossimo, secondo le previsioni contenute nell‘Economic Outlook dell‘Ocse, che conferma le stime diffuse a febbraio e l‘apporto determinante dei consumi privati alla ripresa.

Il segretario generale Ocse, Angel Gurrìa, a Washington. REUTERS/Jonathan Ernst

Il documento aggiorna anche il quadro relativo degli aggregati di finanza pubblica, su cui le ultime stime dell‘Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico risalivano a novembre.

La proiezione per il rapporto deficit/Pil di quest‘anno passa a 2,6% da 2,2% indicato in autunno. Il debito/Pil 2016 viene indicato a 132,8% -- dunque stabile rispetto al 2015 -- da 133,5% della proiezione diffusa in autunno.

Disavanzo e debito, nelle attese dell‘organismo parigino, l‘anno prossimo dovrebbero scendere rispettivamente al 2% e al 131,9% del Pil.

Complessivamente il quadro tratteggiato dall‘Ocse è più prudente di quello del governo, che nel Documento di Economia e Finanza di aprile indica un Pil in crescita di 1,2% nel 2016 e di 1,4% nel 2017, un deficit a 2,3% quest‘anno e di 1,8% il prossimo e un debito in discesa già nel 2016 al 132,4% e al 130,9% nel 2017.

In termini più qualitativi, l‘Ocse sottolinea che “dopo un rallentamento alla fine del 2015, la ripresa è destinata a riguadagnare forza, trainata dai consumi privati, e in minor proporzione dal recupero degli investimenti”.

Proprio la ripartenza degli investimenti, pubblici e privati, sarà cruciale per rendere la ripresa sostenibile e dipende dagli effetti delle iniziative del governo per sgravare i bilanci delle banche dai crediti in sofferenza, avverte l‘Ocse, che invita l‘esecutivo a razionalizzare e ridurre la spesa, puntando sull‘aumento dell‘efficienza delle pubblica amministrazione, tramite anche la razionalizzazione delle partecipate degli enti locali.

Sul tema delle riforme, l‘Ocse riconosce come il programma di misure strutturali avviato dal governo stia contribuendo a rafforzare le prospettive di crescia a lungo termine, ma esorta a fare di più per aumentare produttività e inclusione sociale, rendendo operativa l‘agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro e rafforzando l‘offerta di servizi di assistenza per bambini e anziani, in modo da permettere una partecipazione attiva al mondo del lavoro da parte delle donne.

Il tasso di disoccupazione, prevede l‘organizzazione, resterà oltre l‘11% quest‘anno (11,3%), scendendo a 10,8% nel 2017.

Vengono poi segnalti una serie di rischi che gravano sullo scenario di base: l‘incerto quadro geopolitico nel Mediterraneo da cui dipendono l‘evoluzione e i costi della crisi migratoria, possibili ritardi nell‘implementazione dei piani di investimenti pubblici e tagli di spesa non sufficiente ad evitare l‘aumento dell‘Iva nel 2017, un impatto più negativo delle attese della riduzione degli sgravi contributivi sui nuvoi contratti sulla crescita dell‘occupazione.

Infine, un‘eventuale uscita della Gran Bretagna dall‘Unione europea a seguito del referendum del 23 giugno potrebbe far salire il premio di rischio dei titoli di Stato e i costi di finanziamento, sebbene l‘Italia venga inserita tra i Paesi relativamente meno esposti in maniera diretta all‘economia britannica.

(Elvira Pollina)

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