27 maggio 2016 / 11:33 / in un anno

Renzi: no modifiche a Italicum ma sì a legge per elezione senatori

ROMA (Reuters) - Il presidente del Consiglio e leader del Pd Matteo Renzi ha escluso oggi modifiche alla nuova legge elettorale per la Camera, il cosiddetto Italicum, come chiesto dalla minoranza del suo partito.

Il premier Matteo Renzi ieri all'arrivo all'aeroporto di Tokoname, in Giappone. Ministry of Foreign Affairs of Japan/Handout via Reuters

Il premier ha assicurato invece che, se il referendum sulla riforma costituzionale passerà, entro la fine legislatura si farà la legge sulla designazione dei senatori.

“L‘Italicum non si discute. C‘è la certezza per chi arriva primo di poter governare. È una legge fondamentale nel rapporto tra politici e persone perché si elimina il rischio di inciuci permanente”, ha detto Renzi nel corso di una conferenza stampa in Giappone, al termine del summit G7.

“Si capisce che non piaccia a chi preferisce gli accordi personali al voto legittimamente espresso dai cittadini. Se la riforma avrà il referendum volentieri lasceremo al Parlamento, subito dopo la riforma, la modalità di designazione dei senatori”, ha detto ancora il premier, precisando che comunque “Non c‘è nessun collegamento tra legge elettorale e riforme”.

Nei giorni scorsi il predecessore di Renzi alla guida del Pd, Pier Luigi Bersani, ha chiesto di modificare la legge elettorale introducendo il doppio turno di collegio.

L‘Italicum prevede invece una assegnazione proporzionale dei seggi con premio di maggioranza e soglia di sbarramento, basata sui singoli partiti, e l‘eventuale vittoria al primo turno per chi prende almeno il 40% dei voti o altrimenti il ballottaggio a livello nazionale.

La sinistra Pd, tiepida (e in alcuni casi contraria) sulla riforma costituzionale, ha chiesto in sostanza una modifica elettorale in cambio del sostegno al referendum.

Già i vice segretari del Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani hanno escluso modifiche. Oggi il premier ha definitivamente chiuso la questione.

Resta aperta la possibilità di una designazione diretta dei componenti del “nuovo” Senato, quello emerso dalla riforma costituzionale che dovrà essere confermata dal referendum d‘autunno. La minoranza Pd, ma anche altri gruppi politici, vorrebbe infatti che i 100 membri fossero indicati direttamente dai cittadini.

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