13 maggio 2016 / 11:52 / tra 2 anni

ECONOMICA - Italia ritrova un po' di crescita in più ma meno di Europa

MILANO (Reuters) - Un sospiro di sollievo per quello che è il quadro economico 2016 dell‘Italia.

Nella fabbrica Fiamm di Avezzano. Foto del novembre 2014. REUTERS/Alessandro Bianchi

I dati odierni dell‘Istat sul Pil nel primo trimestre allontanano gli scenari peggiori. La crescita dello 0,3% nel primo trimestre e anche la revisione a +0,2% del dato del quarto trimestre 2016 costituiscono una base di partenza compatibile con il raggiungimento di una crescita annua oltre l‘1% come stimato dal governo, ma non da molti altri previsori.

Con questo, poi, si interrompe anche il lento rallentamento della crescita visto per tutto lo scorso anno.

L‘Italia è riuscita, ormai da più di un anno, ad agganciarsi al treno della ripresa europea ma non riesce ancora a replicarne il ritmo di crescita: nei primi tre mesila Germania è cresciuta dello 0,7%, la Francia dello 0,5%, la Spagna dello 0,8%. Nelle stime del Pil 2016 diffuse recentemente dalla Commissione europea l‘Italia ha ben 25 Paesi davanti e solo due alle spalle.

Tra gennaio e marzo, il miglioramento della domanda interna, soprattutto i consumi, si accompagna a un contributo netto negativo della componente estera. Il buon andamento dei consumi delle famiglie porta infatti con sè una maggiore domanda di importazioni che crescono con forza. I lunghi anni di stagnazione e recessione italiana hanno ridotto la capacità produttiva nazionale, ancora oltre il 20% sotto quella del 2007, e con essa la possibilità di soddisfare una quota crescente della domanda interna di beni di consumo.

Mentre le esportazioni, storico traino del Pil italiano, rallentano, colpite dal peggioramento delle economie dei paesi emergenti, sino al 2014 sbocco crescente dei prodotti dei paesi più industrializzati.

Sul piano interno la spesa pubblica, diversamente da quanto accaduto in questi mesi in Francia e Germania, non offre un contributo particolare nonostante il freno del governo Renzi alle politiche di austerità dei due esecutivi precedenti.

Centrale sarà il ruolo degli investimenti, tornati a crescere nella parte finale del 2015, dopo lunghi anni di debolezza.

“E’ necessaria una forte ripresa degli investimenti onde far si che la forte ripresa della domanda interna in settori come i mezzi di trasporto non finisca per alimentare principalmente le importazioni” sottolinea il capo-economista del Tesoro Riccardo Barbieri.

Investimenti pubblici e privati, oltre che per il contributo al prodotto nazionale, sono necessari per ridare vigore a offerta produttiva, ricerca e competitività del sistema-Italia.

E’ fattore, con effetti di medio termine, che ha bisogno di essere sviluppato da subito.

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