11 maggio 2016 / 14:07 / un anno fa

Unioni civili, è legge con voto Camera, Italia raggiunge Ue

Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi alla Camera oggi. REUTERS/Alessandro Bianchi

ROMA (Reuters) - Via libera della Camera alla fiducia sul provvedimento del governo che riconosce anche in Italia le coppie omosessuali, come già avviene da anni nella maggioranza dei Paesi dell‘Unione europea, ponendo fine a un dibattito durato almeno 10 anni.

Hanno votato sì 369 deputati, contro 193, con due astenuti.

In serata Montecitorio ha votato il via libera definitivo al testo, con un numero maggiore di voti (372 favorevoli e 51 contrari) rispetto alla fiducia, visto che parte delle opposizioni (come Sinistra Italiana o alcuni deputati di Forza Italia) ha votato sì.

Il Movimento Cinque Stelle è d‘accordo con le unioni civili, ma contesta alcune parti della legge e comunque di solito non vota provvedimenti della maggioranza.

“E’ un giorno di festa in cui l‘Italia fa un passo avanti, un giorno molto atteso”, ha commentato a caldo su Radio Capital il premier Matteo Renzi. “Vengono restituiti diritti e l‘Italia è portata al livello di altri Paesi”.

Intanto, domani, esponenti dell‘opposizione di centrodestra, da Forza Italia alla Lega passando per Fratelli d‘Italia, nonché l‘ex ministro Maurizio Sacconi (che fa ancora parte della maggioranza di governo), terranno una conferenza stampa per annunciare un referendum abrogativo della nuova legge.

“Siamo sicuri che un referendum del genere oggi avrebbe la maggioranza degli italiani?”, taglia corto Renzi durante l‘intervento radiofonico.

RENZI: BASTA RITARDI

Il governo, che a Montecitorio può contare su un‘ampia maggioranza, ha motivato il ricorso alla fiducia “perché non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti”, ha detto su Facebook lo stesso premier.

La legge è stata contestata ieri anche dai vescovi, contrari a riconoscere diritti di coppia agli omosessuali.

La fiducia è servita a blindare il testo ed evitare modifiche, che avrebbero costretto a rimandarlo in Senato, allungando i tempi di un provvedimento che in molti definiscono storico, nonostante le polemiche per lo stralcio della possibilità di azione del figlio del partner (la cosiddetta stepchild adoption) e dell‘obbligo di fedeltà, a cui si opponevano i centristi dell‘Ncd e anche alcuni parlamentari democratici.

Data la ristrettezza dei numeri in Senato e il mancato accordo con il M5s, la maggioranza di governo ha deciso di eliminare i due passaggi dal testo.

Anche se le prime proposte di legge risalgono alla fine degli anni 80, era almeno dal 2007, con il governo Prodi, che il Parlamento cercava un accordo sulle unioni civili omosessuali e sul riconoscimento delle coppie di fatto (queste ultime erano oltre 1 milione e 200.000, al censimento Istat 2011).

Ma i contrasti interni al centrosinistra, che al Senato contava su una maggioranza molto risicata, avevano fatto saltare prima il progetto dei cosiddetti Dico (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) poi il Cus (Contratto di unione solidale).

Nel 2008 Forza Italia aveva presentato la proposta dei Didore (Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi), che si era però arenata al Parlamento.

Nel 2010 la Corte Costituzionale aveva sollecitato il Parlamento ad approvare una legge in materia, seguita poi dalla Corte di Cassazione nel 2012.

Nell‘Unione Europea sono 23 su 28 i paesi che consentono unioni o matrimoni tra omosessuali.

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