6 maggio 2016 / 14:32 / un anno fa

Banche italiane, da nuove regole Ue e salvataggi volontari un conto 2016 da 5 miliardi

ROMA (Reuters) - Per il sistema bancario italiano potrebbe ammontare a circa 5 miliardi di euro il conto a sostegno del settore nel 2016. Di questi 1,5 miliardi per i contributi dovuti con le nuove regole sulla vigilanza unica europea e 3,5 miliardi per altre iniziative volontarie.

Una filiale di Banca Etruria in centro a Roma. Foto del 15 dicembre 2015. REUTERS/Max Rossi

Questo conto andrà ad appesantire bilanci bancari che faticano a trovare spazi di redditività in un contesto di bassa crescita e bassi tassi di interesse, che mette sotto pressione modelli di business basati sulla tradizionale intermediazione creditizia. E che ancora sono gravati da perdite su crediti che nel 2015 pesavano per il 65% dei redditi operativi.

Oltre ai contributi che toccano a tutte le altre banche in Europa, gli istituti italiani pagano infatti per indennizzare i bondholder colpiti dal salvataggio delle 4 banche, per regolarizzare con la Ue il trattamento fiscale sulle Dta e anche per una serie di meccanismi volontari, dal comparto nel Fondo di garanzia dei depositi (Fitd) al fondo Atlante, nati per recuperare spazio di manovra che era stato precluso con le nuove regole Ue sugli aiuti.

Queste voci in più da sole sono stimabili in almeno 3,5 miliardi: circa 2,5 miliardi in Atlante, nato per coprire gli aumenti chiesti dalla Vigilanza unica e per comprare sofferenze, e circa 1 miliardo tra Dta (225 milioni, secondo la stima ufficiale del Tesoro), reintegro del Fitd per gli indennizzi ai bondholder subordinati (250 milioni stimabili) e gli almeno 300 già dentro il Fitd volontario, ma che saranno di più, secondo il presidente Salvatore Maccarone.

Tra i contribuiti obbligatori da circa 1,5 miliardi in totale, ci sono poi poco più di 500 milioni annui per il Fitd, che dallo scorso anno è alimentato in via preventiva fino al 2024 e deve essere reintegrato se viene utilizzato. Poi 730 milioni annui per costituire in otto anni la dotazione del Fondo di risoluzione e altre decine di milioni di contributi per far funzionare il sistema di vigilanza unica.

Il totale quindi, per il solo 2016, potrebbe essere attorno a 5 miliardi, dopo che il solo salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara e Carichieti è costato nel 2015 al sistema 2,4 miliardi circa con il Fondo di risoluzione, quando erano state chieste una annualità ordinaria e tre straordinarie per l‘operazione.

Questo conto, poi, potrebbe lievitare ancora se venisse richiesta una nuova contribuzione straordinaria al Fondo di risoluzione, anche per il 2016, come prevede il decreto sul salvataggio dello scorso anno.

Potrebbe accadere se il valore di cessione delle quattro bridge bank, da poco decurtato di 400 milioni, non fosse sufficiente a rimborsare il prestito che il Fondo di risoluzione ha ottenuto da alcune primarie banche italiane. Sarebbero altri circa 700 milioni.

- Ha contribuito Giuseppe Fonte

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