29 aprile 2016 / 17:21 / tra 2 anni

Milan, fonti: consorzio Cina offre 700 mln, da Berlusconi nessuna decisione

MILANO (Reuters) - Un consorzio di investitori cinesi ha proposto a Silvio Berlusconi di rilevare il Milan, valutandolo 700 milioni di euro, compresi i debiti, ma l‘ex presidente del Consiglio non ha ancora preso una decisione in merito.

Il presidente del Milan Silvio Berlusconi con la figlia Barbara in tribuna a San Siro REUTERS/Stefano Rellandini

Lo riferiscono due fonti vicine alla situazione.

Una delle due ha detto che è stato lo stesso Berlusconi a parlare dell‘interesse del consorzio asiatico per la sua squadra di calcio nel corso di una cena con il suo entourage.

Da Fininvest, holding della famiglia Berlusconi che controlla il club rossonero, nessun commento.

L‘approccio cinese al Milan è l‘ennesima dimostrazione dell‘interesse di Pechino per il business del calcio europeo. L‘anno scorso una cordata guidata da China Media Capital Holdings ha rilevato una quota nel Manchester City.

“L‘offerta è di 700 milioni per tutto il Milan, debiti compresi. Vogliono il 70% adesso e il resto fra un anno, un anno e mezzo”, spiega una delle fonti.

Secondo il bilancio 2015 approvato ieri il debito netto del club ammonta a 188,5 milioni di euro. Fininvest incasserebbe quindi circa 500 milioni.

Sull‘identità degli investitori, che avevano manifestato interesse già l‘anno scorso, non ci sono certezze, anche perché, viene spiegato, “non c‘è una visibilità completa sui membri del consorzio”, che si avvale della mediazione della società di consulenza statunitense Galatioto Sport Partners.

Contattato via mail, il presidente Salvatore Galatioto non ha risposto alla richiesta di un commento sulla vicenda.

BERLUSCONI NON ANCORA CONVINTO

Sotto la trentennale presidenza di Berlusconi, 79 anni, il club ha conquistato, tra l‘altro, 8 scudetti e 5 Champions League.

Nel consiglio di amministrazione della società di calcio siede con la carica di amministratore delegato per l‘area commerciale la figlia dell‘ex premier, Barbara, 32 anni. Barbara siede anche nel cda di Fininvest, insieme ai fratelli Luigi e Pier Silvio e Marina, che è presidente.

Colloqui e contatti per il riassetto azionario del Milan proseguono senza esito da oltre un anno. Come spiegato dallo stesso Berlusconi, la famiglia da sola non è in grado di competere nel calcio con gli investimenti alla portata dei ricchi investitori arabi o asiatici.

Fininvest, che ha ricevuto il mandato di trovare dei soci dall‘ex premier, ha sempre dichiarato ufficialmente di non essere interessata a cedere una quota di maggioranza.

“Berlusconi non ha deciso, non vuole cedere la maggioranza, ma è del tutto imprevedibile e davvero non c‘è niente di scontato. Per avviare una vera e propria trattativa serve il suo sì”, dice una seconda fonte, che conferma la proposta del consorzio ma spiega come siano in corso una serie di approfondimenti.

Ieri, l‘assemblea degli azionisti del Milan ha approvato il bilancio del club, che ha chiuso il 2015 con una perdita netta consolidata di 89,3 milioni di euro, integralmente ripianata dall‘azionista di controllo.

L‘associazione dei piccoli azionisti del Milan, che detiene una quota puramente simbolica, ha pubblicamente contestato la gestione commerciale e sportiva del club, sintomo del malessere dei tifosi.

La squadra sta vivendo una lunga crisi di risultati. L‘ultima vittoria in campionato risale al 2011 mentre l‘ultimo titolo europeo è del 2007. A tre giornate dalla fine è sesta in classifica in Serie A e l‘anno prossimo rischia di non partecipare alle competizioni europee.

Ormai sfumato da tempo l‘accesso alla remunerativa Champions League, le speranze di partecipare all‘Europa League sono in buona parte legate alla vittoria nella finale di Coppa Italia con la Juventus il 21 maggio prossimo.

“I tifosi rossoneri sono costretti a riporre le speranze di una svolta nella cessione di Fininvest”, ha detto Edoardo Barone, presidente dell‘associazione.

IL PRECEDENTE

L‘estate scorsa Silvio Berlusconi aveva siglato un accordo per la cessione del 48% per 480 milioni a una cordata di investitori asiatici, in prevalenza cinesi, capitanata dal broker thailandese Bee Taechaubol. In questo caso il debito sarebbe rimasto in capo ai due azionisti, dimezzando sostanzialmente l‘esposizione del socio di maggioranza.

Il progetto comprendeva una ambiziosa quotazione su una piazza asiatica. L‘accordo comunque non si è mai concretizzato.

Una persona che seguì l‘evolversi della trattative con Bee, racconta che Berlusconi cambiò idea all‘ultimo momento e non volle firmare le carte già pronte per cedere la maggioranza della squadra, chiedendo di riformulare la proposta. L‘affare, così ridisegnato, non è mai andato in porto.

L‘ex premier ha puntato il dito sulla crisi cinese, che avrebbe spinto alcuni investitori a ritirarsi. “Ma di fondo, è difficile pensare di trovare qualcuno che voglia investire milioni in una società come il Milan senza averne il controllo”, ha detto una delle fonti.

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