20 aprile 2016 / 16:36 / 2 anni fa

Riforma Costituzione, oggi altre firme per referendum. No da minoranza Pd

ROMA (Reuters) - Dopo la firme presentate ieri in Cassazione dai deputati contrari alla riforma costituzionale e che chiedono un referendum, oggi sono arrivate anche quelle dei senatori. Polemiche in casa Pd con i leader della minoranza del partito che si sono astenuti dal sottoscrivere la richiesta del quesito al cui successo il premier Matteo Renzi ha legato la sua permanenza a Palazzo Chigi e in politica.

L'aula del Senato in occasione di un voto. REUTERS/Remo Casilli

“Questa mattina 103 [su un totale di 315 senatori] di Movimento 5 Stelle e delle altre forze d‘opposizione hanno depositato come richiede la Costituzione le firme per indire il referendum sulla riforma Boschi”, dice un comunicato del M5s.

Anche la maggioranza ha depositato in giornata le proprie firme alla Suprema Corte, in vista della consultazione di ottobre, ma con l‘astensione della minoranza.

Renzi, dal Messico, ha risposto piccato all‘indirizzo dei suoi compagni di partito: “Se qualche politico, anche del mio partito, ha cambiato idea, noi comunque andiamo avanti”.

La scelta del Pd e dei suoi alleati di chiedere il referendum serve a mobilitare gli elettori, ed evitare che una bassa affluenza alle urne faccia vincere il fronte del no come accadde invece nel 2006, quando fu bocciata la riforma costituzionale voluta dalla maggioranza di centrodestra.

La riforma della Costituzione non è stata approvata dalle Camere con la maggioranza qualificata dei due terzi, lasciando dunque la porta aperta alla possibilità di un referendum confermativo.

Questo tipo di referendum - che non ha quorum, a differenza di quello abrogativo - può essere promosso su richiesta di un quinto dei membri dei una Camera, di cinque consigli regionali o di 500.000 elettori.

Ieri le firme depositate dai deputati contrari al testo sono state 166 su 630.

Nei giorni scorsi, un comitato di giuristi ed esponenti di sinistra ha depositato in Cassazione un quesito e si appresta a raccogliere le firme di almeno 500.000 elettori. Mentre il partito radicale ha proposto di votare per parti separate le riforme approvate, annunciando che intende depositare delle richieste di referendum “parziale”.

La riforma costituzionale, fortemente voluta da Renzi, riduce i poteri del Senato, trasformandolo in un‘assemblea di 100 componenti non eletti direttamente che non vota più la fiducia al governo; abolisce definitivamente le Province ed elimina il Cnel, oltre a togliere alcune competenze alle Regioni.

Il premier ha detto più volte che l‘eventuale bocciatura della riforma al referendum rappresenterebbe la fine del suo governo.

(Massimiliano Di Giorgio)

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