19 aprile 2016 / 13:42 / tra 2 anni

Banche, prossima settimana decreto su risparmiatori, recupero crediti

ROMA (Reuters) - Slitta alla settimana prossima il decreto sui tempi di recupero crediti e sui rimborsi ai risparmiatori di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFerrara.

Il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. REUTERS/Tony Gentile

Una fonte governativa e una fonte bancaria spiegano infatti che il provvedimento non è all‘ordine del giorno del Consiglio dei ministri di domani, convocato da Palazzo Chigi alle 9,30, mentre la successiva riunione è in calendario tra mercoledì 27 e venerdì 29 aprile.

Alla base del rinvio c‘è anche il fatto che il premier Matteo Renzi parte stasera per una missione in Messico e Stati Uniti.

Il governo lavora da settimane ad una soluzione per gli oltre 10.000 risparmiatori colpiti dal salvataggio dei quattro istituti, lo scorso autunno.

La procedura di risoluzione ha comportato l‘azzeramento di obbligazioni subordinate pari a 768 milioni, 430 dei quali in mano a clienti retail.

Il 14 aprile, da Washington, Padoan ha parlato di un rimborso automatico a favore di tutti i risparmiatori a basso reddito e di una procedura arbitrale per gli altri.

La fonte governativa spiega che la soglia di reddito dovrebbe essere fissata a circa 20.000 euro.

L‘altra gamba del decreto mira a velocizzare i tempi di escussione delle garanzie sulle sofferenze, che oggi ammontano a circa 7-8 anni rispetto ai 15 mesi di Germania e Austria.

L‘Abi calcola che, “nel complesso, per ogni anno di riduzione dei tempi di recupero delle garanzie lo scarto tra prezzo di offerta e prezzo di domanda si ridurrebbe di circa il 10%”.

L‘intervento sui tempi di recupero si affianca al fondo Atlante, messo in piedi da Quaestio sgr per assicurare il successo degli aumenti di capitale delle banche più fragili e acquistare sofferenze.

Alcune misure allo studio del governo, oltre a rafforzare la posizione del creditore, incentivano le soluzioni stragiudiziali, secondo quanto riferisce la fonte governativa.

È il caso del cosiddetto pegno non possessorio, in base al quale la garanzia sul credito può essere estesa ad altri beni rispetto a quelli originariamente individuati. Se le parti raggiungono un accordo la banca può impossessarsi della garanzia, salvo l‘obbligo di restituire al debitore l‘eventuale plusvalenza rispetto al credito.

Altre misure mirano a prevenire la crisi aziendale o ad evitare che da una situazione di crisi origini il fallimento vero e proprio.

Ad esempio, il decreto dovrebbe consentire a sindaci e revisori dei conti di avvisare immediatamente il cda dell‘esistenza di un possibile dissesto. Altre norme renderebbero più facile alle banche prestare soldi all‘impresa per garantire la continuità aziendale.

(Giuseppe Fonte e Stefano Bernabei)

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