18 aprile 2016 / 07:02 / 2 anni fa

Referendum trivelle, manca quorum, ora occhi a voto su Costituzione

ROMA (Reuters) - Il cosiddetto referendum sulle trivelle, che potrebbe essere l‘ultima consultazione con le vecchie regole prima della definitiva attuazione della riforma costituzionale, si è concluso senza quorum, con un successo politico per il premier Matteo Renzi e la conferma degli impianti offshore entro le 12 miglia di Eni ed Edison.

Un elettore al voto a Roma. REUTERS/Yara Nardi

Il dato definitivo sull‘affluenza, diffuso questa mattina dal sito web del ministero dell‘Interno, dice che si sono recati alle urne il 31,18% degli aventi diritto (tenuto conto anche degli elettori all‘estero), quasi 19 punti percentuali in meno della soglia minima per i referendum abrogativi.

L‘unica regione in cui ha votato oltre il 50% degli elettori è stata la Basilicata, teatro dell‘inchiesta sulla presunta corruzione per la realizzazione di un progetto petrolifero che ha coinvolto anche politici Pd e ha portato alle dimissioni il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi (che non è però indagata).

La consultazione era stata promossa da nove consigli regionali (sette a guida Pd) che volevano abrogare le norme sulle concessioni degli impianti già esistenti per l‘estrazione di gas e petrolio entro 12 miglia dalla costa e dalle riserve. La legislazione attuale proibisce infatti la costruzione di nuove piattaforme entro quella distanza.

Nelle urne, sì ha ottenuto oltre l‘85% dei voti. Ma il risultato del referendum, appunto, è nullo per mancanza di quorum.

Il premier e segretario del Pd Renzi, che aveva invitato gli elettori all‘astensione affermando che lItalia ha ancora bisogno del gas e petrolio estratto e che la chiusura degli impianti avrebbe provocato migliaia di licenziamenti, ha salutato ieri sera il risultato dicendo che “la demagogia non paga”.

“Gli sconfitti non sono i cittadini che sono andati a votare: chi vota non perde mai”, ha detto ancora Renzi. “Massimo rispetto per chi va a votare. Ma gli sconfitti sono quei pochi, pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione che ha voluto cavalcare un referendum per esigenze personali politiche”. Parole che suonano come una critica soprattutto a Michele Emiliano, presidente Pd della Puglia, recentemente critico verso Renzi.

La questione delle trivelle, archiviato il referendum, potrebbe trasferirsi ora a Bruxelles, perché secondo le associazioni ambientaliste la regola che consente di fatto alle compagnie energetiche di continuare a sfruttare una concessione fino all‘esaurimento dei giacimenti sarebbe contraria alla normativa Ue su gare e appalti.

Ma nel frattempo, l‘attenzione della politica e della maggioranza si sposterà subito sulle prossime amministrative di giugno (vanno al voto città come Roma, Milano, Torino, Napoli) e soprattutto sul referendum costituzionale di ottobre, che Renzi ha di fatto indicato come un plebiscito anche sul proprio governo.

Il referendum costituzionale di ottobre non avrà quorum, dunque Renzi avrà bisogno della maggioranza dei votanti e non solo dei voti Pd. Ieri a votare sono andati oltre 15 milioni di elettori, e quasi 13 milioni hanno scelto il sì, contro l‘opinione del governo. Alle elezioni europee dello scorso anno, in cui il Pd ha riportato circa il 41%, per il partito di Renzi hanno votato oltre 10 milioni di persone.

Il dato di ieri non è direttamente trasferibile su quello di ottobre. Ma sembra comunque che Renzi abbia bisogno di mobilitare massicciamente nei prossimi mesi l‘opinione pubblica in suo favore, per non rischiare un tonfo come quello del governo Berlusconi, che dopo aver varato una riforma costituzionale impegnativa se la vide bocciare al referendum costituzionale del 2006.

(Massimiliano Di Giorgio)

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