12 aprile 2016 / 16:16 / 2 anni fa

Riforma costituzionale, via libera definitivo Camera, a ottobre referendum

ROMA (Reuters) - La Camera dei Deputati ha dato oggi il via libera definitivo alla riforma costituzionale che mette fine al ‘bicameralismo perfetto’, con 361 voti favorevoli, 7 contrari e le opposizioni che non hanno partecipato al voto.

Un sorridente presidente del Consiglio Matteo Renzi. REUTERS/Remo Casilli

In ottobre dovrebbe tenersi il referendum confermativo. Il premier Matteo Renzi ha avvertito che in caso di bocciatura alle urne del testo (che ha definito più volte la “madre di tutte le riforme”) considererebbe finita la propria esperienza politica.

Il voto odierno “segna un passaggio storico per l‘Italia”, ha detto ai giornalisti Renzi, fiducioso che “i cittadini vorranno cambiare” quando saranno chiamati alle urne per il referendum.

“Con sei letture, 174 sedute e migliaia di votazioni si è dimostrato che la democrazia trionfa... L‘Italia era il Paese meno stabile d‘Europa, oggi è il Paese più stabile d‘Europa”.

L‘obiettivo della riforma è principalmente quello di aumentare i poteri del governo centrale e di accelerare l‘iter delle sue decisioni, mettendo fine alla possibilità per il Senato di votare la fiducia all‘esecutivo.

La revisione del titolo V della seconda parte della Costituzione toglie alcuni poteri alle Regioni (in particolare sull‘energia, le grandi infrastrutture e il turismo) e li ridà allo Stato, invertendo almeno in parte la spinta federalista degli anni passati. Si tiene aperta la possibilità di concedere alcuni poteri alle Regioni “virtuose” in tema di bilancio.

Il nuovo Senato (composto da 100 senatori, di cui 5 di nomina presidenziale, contro i 315 attuali più quelli a vita) non voterà più la fiducia al governo e avrà competenza solo su una parte delle leggi, con una prevedibile riduzione dei tempi necessari a varare provvedimenti.

Il ddl elimina definitivamente le province e il Consiglio nazionale dell‘economia e del lavoro (Cnel), modifica l‘istituto del referendum (introduce una nuova soglia di 800.000 firme per quelli abrogativi e prevede quelli propositivi).

Il presidente della Repubblica sarà eletto dalle Camere riunite senza i delegati regionali, e dalla settima votazione basteranno per eleggerlo i tre quinti dei votanti.

Si tratta della terza riforma costituzionale all‘esame del Parlamento in 15 anni. Quella approvata nel 2001 dal centrosinistra introdusse nella Carta il federalismo regionale. Quella del centrodestra, che ampliava i poteri delle Regioni e introduceva il premierato, oltre a istituire il Senato federale, fu invece bocciata nel 2006 dal referendum confermativo.

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