1 aprile 2016 / 15:17 / tra 2 anni

Inchiesta Potenza non avrà effetti su governo, forse su referendum

ROMA (Reuters) - Le dimissioni del ministro Federica Guidi non dovrebbero minare la stabilità del governo di Matteo Renzi, ma la vicenda marca le divisioni interne al Pd e potrebbe avere qualche riflesso sul referendum “No Triv” di aprile.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi REUTERS/Alessandro Bianchi/Files

Lo riferiscono a Reuters fonti politiche all‘indomani del passo indietro di Guidi a causa di intercettazioni relative alla presentazione di un emendamento utile alle attività del suo compagno, l‘imprenditore Gianluca Gemelli, nell‘ambito di un progetto di estrazione petrolifera in Basilicata.

Polemiche anche sulla responsabile dei Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, alla quale la stessa Guidi fa riferimento nelle intercettazioni come ministro cui spetta di controfirmare gli emendamenti.

In attesa di una nuova guida allo Sviluppo economico, tutti i dossier sono in mano al vice ministro Teresa Bellanova, Pd, che nei due anni di governo Renzi ha gestito in prima linea, prima al Welfare e ora al Mise, le vertenze industriali più complesse.

Il Movimento 5 Stelle presenterà una mozione di sfiducia al governo in Senato, dove Renzi ha numeri più risicati. La Lega appoggia l‘iniziativa. Ma Lucio Barani, capogruppo di Ala - che fa capo all‘ex coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini - ha detto a Reuters che sosterrà il governo, come negli ultimi mesi.

VERDINIANI SOSTERRANNO IL GOVERNO

“Sulla sfiducia, noi votiamo contro la mozione”, ha detto Barani, ribadendo che suo il gruppo non entrerà nel governo.

Il caso Guidi sarà certamente discusso lunedì dalla direzione del Pd. “Credo che sia inevitabile che se ne parli, immagino che già nella sua relazione Renzi [segretario Pd] ne parli”, dice Davide Zoggia, deputato della minoranza interna, vicino all‘ex segretario Pier Luigi Bersani.

Zoggia elogia la “celerità” con cui il premier ha gestito la crisi in poche ore e dice che le dimissioni di Guidi “non devono essere usate per mettere in discussione il governo”.

“Però c‘è una materia politica delicata: su una questione come l‘energia serve un piano trasparente e chiaro, non normette, codicilli o emendamenti”, aggiunge, ritenendo che “questa vicenda si intreccerà per forza con il referendum sulle trivelle, pur essendo una materia distinta”.

L‘INTRECCIO CON IL REFERENDUM NO-TRIV

Il 17 aprile si terrà la consultazione sullo stop alle piattaforme estrattive di gas e petrolio già esistenti entro 12 miglia dalla costa. Il Pd è diviso. Ufficialmente la sua posizione è per l‘astensione, ma il referendum è sostenuto da regioni quasi tutte a guida democratica, mentre la minoranza del partito critica la scelta di disertare le urne.

Secondo un sondaggio Demopolis del 30 marzo, solo il 25% degli interpellati è a conoscenza del referendum, mentre il 41% ne ha sentito parlare ma non conosce la data. Il 34% invece ignora completamente la questione.

Per il sondaggista Roberto Weber, di Ixé, è possibile che il caso Guidi abbia un effetto sulla partecipazione al referendum, ma limitato: “La sensazione è che comunque non si arriverà al quorum. Se ci arrivasse, però, vincerebbe il sì”.

Per Weber è difficile che ci siano conseguenze per la fiducia al governo, stabile, ma servono alcuni giorni per verificarlo.

Un senatore Pd della minoranza, che vuol restare anonimo, dice che la vicenda “getta una luce non positiva sul governo”, e critica Boschi: “L‘emendamento di cui si parla era stato ritirato dallo Sblocca Italia e inserito nella legge di Stabilità, dunque con la volontà del governo. Si può dire per lo meno che il ruolo di filtro del ministero di Boschi non sia stato un gran che”.

La ministra toscana, come nel caso delle indagini a carico di suo padre per le 4 banche fallite, può però contare sulla totale fiducia del premier che dagli Usa dice: “In questi casi il ministro firma...sarebbe assurdo il contrario”.

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