29 marzo 2016 / 13:03 / 2 anni fa

Caso Regeni, famiglia chiede "risposta forte" a governo

ROMA (Reuters) - La famiglia di Giulio Regeni, il giovane ricercatore ucciso in Egitto, si aspetta un gesto “forte” del governo italiano qualora il prossimo 5 aprile gli investigatori egiziani non fornissero elementi concreti per accertare la verità.

Una manifestazione di protesta contro la morte di Giulio Regeni. REUTERS/Mohamed Abd El Ghany

Lo ha detto oggi la madre di Regeni, Paola, nel corso di una conferenza stampa in Senato.

“Se il 5 aprile sarà una giornata vuota, confidiamo in una risposta forte del nostro governo, ma forte”, ha detto la madre di Regeni, il 28enne scomparso lo scorso 25 gennaio al Cairo dove era impegnato in ricerche per il dottorato.

Il 5 aprile gli investigatori egiziani saranno a Roma per incontrare la controparte italiana. Una squadra di agenti di polizia e carabinieri italiani si è recata in Egitto per prendere parte alle indagini, lamentando però di non aver ricevuto grande collaborazione.

In conferenza stampa il senatore Luigi Manconi, presidente della commissione parlamentare per i Diritti umani, ha chiesto che venga richiamato l‘ambasciatore, che vengano riviste le relazioni diplomatico-consolari tra il Cairo e Roma e che l‘Egitto venga dichiarato “Paese non sicuro”.

Nei giorni scorsi le autorità egiziane hanno reso noto di avere ucciso cinque presunti criminali che avrebbero sequestrato cittadini stranieri e che sarebbero legati al caso Regeni.

Il senatore Manconi e l‘avvocato della famiglia, Alessandra Ballerini, hanno sottolineato che questa versione sarebbe palesemente falsa, come dimostrano le torture su Regeni protratte per giorni, con una modalità che non appartiene ai criminali comuni, e il fatto che il conto corrente del giovane non abbia subìto prelievi nell‘intero periodo della scomparsa.

La famiglia ha poi ribadito che Giulio non collaborava con i servizi segreti.

Ballerini ha spiegato che si attendono ancora dagli investigatori egiziani, tra le altre cose, i tabulati telefonici, eventuali video girati vicino alla metro e nel luogo di ritrovamento del corpo, e i verbali di interrogatorio oltre ai pochi messi a disposizione delle autorità italiane.

“Vediamo cosa porteranno... Ci aspettiamo, ahimé, dei colpi di scena prima del 5 aprile”, ha spiegato l‘avvocato.

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