24 marzo 2016 / 13:14 / 2 anni fa

Bruxelles, attentatore espulso due volte da Turchia

ISTANBUL (Reuters) - Uno degli attentatori suicidi di Bruxelles fu espulso dalla Turchia per due volte lo scorso anno, e le autorità del Paese avevano avvertito le controparti europee dei loro sospetti che fosse un foreign fighter, riferiscono oggi due funzionari turchi.

A tribute to the victims of the Brussels bomb attacks is seen at Trafalgar Square in London, Britain March 23, 2016. REUTERS/Neil Hall

Il primo funzionario ha detto che l‘espulsione iniziale di Ibrahim El Bakraoui a luglio, definita come “espulsione amministrativa”, si basava sul sospetto della polizia che l‘uomo fosse un combattente, benché non avesse commesso alcun reato in Turchia.

“La polizia lo teneva sotto osservazione e arrivò alla conclusione che potesse essere un foreign fighter. Fu prelevato a Gaziantep (nel Sud)” ha detto il funzionario, che ha chiesto di restare anonimo.

Ieri il presidente Tayyip Erdogan ha detto che Ibrahim El Bakraoui era stato espulso lo scorso 14 luglio, e che il Belgio successivamente aveva ignorato il warning circa la sua presunta militanza.

Bakraoui è uno dei due fratelli indicati dal Belgio come responsabili degli attacchi costati la vita ad almeno 31 persone a Bruxelles martedì, rivendicati dall‘Is.

Il secondo funzionario del governo turco ha detto a Reuters che Bakraoui era entrato in Turchia una seconda volta l‘11 agosto attraverso l‘aeroporto di Antalya, e che due settimane dopo, il 25 agosto, era stato nuovamente espulso.

Il funzionario non ha specificato in quale Paese sia stato portato la seconda volta.

Il giornale turco filo-governativo Yeni Safak dice che la polizia turca aveva arrestato Bakraoui dopo aver accertato che progettava di recarsi nelle aree di conflitto in Siria.

Il giornale aggiunge che il fratello di Bakraoui, Khalid, entrò in Turchia il 4 novembre 2014 atterrando all‘aeroporto Ataturk di Istanbul e che i suoi movimenti furono monitorati dalla polizia prima che lasciasse il Paese dieci giorni dopo. Si tratta di fatti, scrive il giornale, accaduti oltre un anno prima che il Belgio diffondesse un mandato di cattura a suo carico.

Non è stato possibile avere una conferma dalle autorità turche che anche Khalid fosse stato in Turchia.

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