18 marzo 2016 / 11:44 / tra 2 anni

ECONOMICA - Stime Pil in area 1% problema per Italia, nodo consumi

MILANO (Reuters) - La produzione industriale che sale come non succedeva da oltre quattro anni. E le nuove misure con cui la Bce finanzierà a medio termine le banche, comprese quelle italiane, a costo zero.

Due buone notizie per l‘Italia che si prepara ad affrontare il giudizio dell‘Europa con un quadro macroeconomico che mal si combina con le richieste da parte di Bruxelles.

Il nodo principale rimane quello della crescita 2016. Il consensus degli economisti si è posizionato attorno all‘1%, ben lontano dall‘1,6 dell‘ultimo documento ufficiale del governo, ma anche dall‘1,4% su cui Renzi ha già riposizionato la stima dell‘esecutivo.

Il balzo della produzione a gennaio fa ritenere agli economisti superata per difetto la precedente stima Istat di una crescita nei primi tre mesi limitata allo 0,1%. Una partenza lenta, per motivi statistici, inficia il risultato annuo più del dato dei trimestri successivi.

Ma, anche con un aumento dello 0,3% nei primi tre mesi, il quadro rimarrebbe deludente . “Se così fosse la nostra stima di una crescita del Pil all‘1% nel 2016 sarebbe ancora alla portata, pur costituendo un‘ipotesi a questo punto relativamente ottimista”, commenta Fedele de Novellis, economista di Ref Ricerche.

Pesa fortemente il rallentamento del commercio internazionale di inizio anno che impatta sull‘export italiano, ma influisce negativamente anche la minore fiducia degli italiani dopo la risoluzione di quattro banche a fine 2015 e le turbolenze dei mercati finanziari.

Nello scenario 2016 i consumi, circa mille miliardi di euro su un totale poco oltre i 1.600 totali del Pil italiano, sono attesi essere l‘architrave. Il 2015 si è chiuso con un incremento del potere d‘acquisto della famiglie stimato sopra l‘1% che dovrebbe supportare nuovamente la domanda interna.

Le scorte, reduci dal boom del 2015 in cui sono state ricostituite dopo anni ai minimi, per crescere ancora hanno bisogno di un clima molto positivo come in realtà non è.

Per gli investimenti, la voce più difficile da incanalare su un solido sentiero di crescita, la concessione di prestiti potenziali della Bce per 270 miliardi tra quest‘anno e l‘inizio del prossimo costituisce una misura in grado di produrre grandi effetti se sostenuta dagli istituti di credito.

Sinora i dati sui prestiti segnalano però come i finanziamenti alle imprese, pur in presenza di una liquidità molto abbondante, continuino a calare. E investimenti stagnanti significano limitata capacità di sostituire la capacità produttiva persa negli anni scorsi.

La valutazione della Commissione sulla situazione macro del 2016 arriverà a maggio con le nuove stime. E da questa dipenderà in gran parte la possibilità per l‘Italia di vedere accettata o meno la sua richiesta di flessibilità per il bilancio 2016.

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