11 marzo 2016 / 13:49 / 2 anni fa

Lavoro, governo spinge su flessibilità ma preoccupa aumento uso voucher

ROMA (Reuters) - Sindacati e studiosi sono preoccupati per la rapida diffusione in Italia di un sistema di retribuzione, i voucher, inizialmente nato per pagare gli stagionali e di cui ora si comincia a far abuso in tutti i settori, con evidenti ripercussioni negative sulle garanzie e i diritti dei lavoratori.

Un raccoglitore di pomodori vicino a Foggia. REUTERS/Tony Gentile

Con questo metodo di pagamento, chi lavora non percepisce direttamente denaro ma voucher che il datore di lavoro può comprare online, negli uffici postali o dal tabaccaio, in tagli da 10, 20 o 50 euro.

Il lavoratore può incassare poi i voucher negli stessi posti, ricevendo 7,5 euro a fronte di 10, con i 2,5 euro rimanenti che affluiscono nelle casse statali per coprire costi assicurativi e previdenziali.

Non c‘è alcun contratto tra le parti e il lavoratore non ha malattie pagate né ferie, con ovvi vantaggi e risparmi per i datori di lavoro. Chi viene retribuito in voucher non accumula inoltre nessun tipo di benefit né ha diritto ad alcuna forma di liquidazione quando il suo lavoro termina.

I governi europei, nel tentativo di rafforzare sempre più i livelli di occupazione, stanno spingendo molto su nuove forme di flessibilità del mondo del lavoro, anche se con diversi livelli di “entusiasmo”. In Francia, ad esempio, quattro su cinque nuovi assunti lo scorso anno erano a tempo determinato, nonostante le forti critiche secondo cui l‘instabilità lavorativa mina la motivazione e la produttività dei dipendenti.

In Gran Bretagna, molti lavoratori hanno contratti a “zero ore”, ossia sono pagati solo per il lavoro che svolgono effettivamente, senza alcuna garanzia su un minimo numero di ore settimanali. Mentre in Germania l‘utilizzo dei cosiddetti “mini jobs” ha innescato pesanti polemiche.

La diffusione dell‘uso dei voucher, in Italia, va esattamente nella direzione opposta dello spirito della riforma del lavoro - peraltro fieramente contestata da alcuni - voluta da Matteo Renzi. La riforma, infatti, incentiva i datori di lavoro ad offrire ai loro dipendenti forme contrattuali stabili. Ma con un tasso di disoccupazione all‘11,5% - e a quasi 40% tra i giovani sotto i 25 anni - Renzi forse non se la sente di far nulla che possa anche solo minimamente ledere l‘occupazione, seppure senza protezioni.

Lanciato nel 2008 come un esperimento, l‘uso dei voucher ha conosciuto in questi anni una vera e propria impennata. Circa 1,7 milioni di persone sono state retribuite in questo modo nel 2015, secondo dati del sindacato Uil, l‘8% degli occupati italiani e quasi l‘80% dei lavoratori temporanei.

“I voucher sono la nuova frontiera dell‘illegalità e della precarietà”, commenta Carmelo Barbagallo, numero uno della Uil.

Ci sono infatti anche questioni legate alla sicurezza sul lavoro. Per esempio, nel settore edile il datore di lavoro ha l‘obbligo di fare ai suoi dipendenti 16 ore di formazione, cosa che decade se gli operai sono pagati in voucher.

LAVORATORI STAGIONALI

Il sistema dei voucher era stato introdotto inizialmente nel Nord-Est nel 2008 come forma di tutela per retribuire i lavoratori, in gran parte immigrati, impiegati stagionalmente per la raccolta delle mele e dell‘uva e che venivano pagati quasi sempre in nero.

L‘anno successivo è stato esteso a livello nazionale, ma limitatamente ai lavoratori “occasionali” in settori nei quali era molto diffuso il nero, come l‘agricoltura o il lavoro domestico.

Da allora, grazie ad una progressiva deregolamentazione, l‘utilizzo dei voucher è passato anche in altri settori, e non solo nel lavoro occasionale, con un aumento vertiginoso negli ultimi due anni.

“I voucher possono essere usati adesso in ogni comparto del mercato del lavoro, persino nella pubblica amministrazione”, spiega Anna Zilli, professoressa di diritto del lavoro all‘università di Udine, che ha curato una ricerca sul sistema e l‘utilizzo dei voucher.

“Se non interveniamo, il passaggio dal lavoro contrattuale ai voucher continuerà ad accelerare”, sottolinea.

Nel 2008 sono stati acquistati 535.000 voucher, secondo uno studio Uil basato su dati Inps. Nel 2014 il numero è salito a 69 milioni e ha raggiunto i 115 milioni lo scorso anno.

Mirco Biavati, 49 anni, ha lavorato nel backstage di teatri e concerti negli ultimi 21 anni a Ferrara.

“Circa quattro anni fa ci hanno detto che non ci avrebbero più fatto contratti ma che ci avrebbero pagati in voucher”, racconta. “Da allora non abbiamo più diritti, e se siamo malati non veniamo pagati”.

AUMENTO DEL TETTO

La diffusione dell‘uso dei voucher potrebbe avere un impatto maggiore sul mercato del lavoro di quello avuto dal Jobs Act varato lo scorso anno.

La riforma ha dato alle aziende incentivi fiscali affinché offrano contratti stabili ai lavoratori, ma i voucher vanno esattamente nella direzione opposta, incrementando quell‘instabilità che la riforma vorrebbe ridurre.

Una clausola del Jobs Act addirittura estende il loro uso: i lavoratori possono guadagnare 7.000 euro all‘anno in voucher, mentre prima il limite era 5.000.

In nessun altro grande paese europeo esiste un sistema equivalente. I voucher si trovano solo in Francia, dove però possono dar diritto a ferie e malattia per il lavoratore e possono essere usati solo per retribuire il lavoro domestico.

In Italia invece si possono trovare facilmente i “voucheristi” nei supermercati, negli hotel, nelle fabbriche e nell‘edilizia.

Un altro problema è che i voucher siano molto poco regolamentati e stiano favorendo proprio quel lavoro nero contro il quale erano stati introdotti inizialmente.

Secondo Zilli, molti datori di lavoro adesso assumono in nero e poi comprano voucher per pura precauzione, da utilizzare solo nel caso di ispezioni e controlli.

“Senza il bisogno di contratto, possono tranquillamente dire che stanno pagando i loro lavoratori con i voucher e nessuno è in grado di provare il contrario”, spiega.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha detto il mese scorso che l‘aumento dell‘uso dei voucher è “sospetto” e che dovrà essere monitorato e forse limitato, ma finora il governo si è mosso esattamente nella direzione contraria.

Non tutti i lavoratori pagati in voucher però sono scontenti.

Samantha Rizzo, 29 anni, lavora come hostess per eventi a Roma.

“Siamo quasi sempre pagate in voucher ma non è un problema”, dice. “Prima venivamo pagate dopo 60-90 giorni dagli eventi o persino dopo un anno. Invece ora torniamo a casa con i voucher lo stesso giorno in cui abbiamo lavorato, e questo è molto meglio”.

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