3 marzo 2016 / 10:05 / tra 2 anni

Libia, due italiani uccisi prima di blitz secondo portavoce libico

TRIPOLI/ROMA (Reuters) - I due italiani uccisi ieri in Libia non sarebbero caduti nel corso di un raid delle forze di sicurezza in un presunto covo di Stato Islamico, ma sarebbero stati colpiti prima.

Soldati libici a un checkpoint. REUTERS/Ismail Zitouny

Lo ha detto oggi il portavoce del consiglio militare di Sabrata, la cittadina della Libia occidentale dove è avvenuta la vicenda.

Il portavoce Sabri Kshada ha detto che le ferite da proiettili indicano che gli ostaggi sono stati uccisi prima degli scontri: “Secondo le nostre indagini i due italiani che erano stati rapiti in Libia l‘anno scorso sono stati uccisi da militanti di Stato Islamico prima che lo scontro cominciasse”.

“Stiamo ancora aspettando la conferma dell‘azienda e delle autorità italiane per verificare la loro identità”, ha aggiunto Kshada.

Le forze di sicurezza libiche hanno detto di aver ucciso sette presunti militanti nel corso dell‘irruzione.

La Farnesina ha detto che l‘identità delle due vittime non è stata ancora accertata definitivamente, ma che sulla base delle immagini si tratterebbe di Fausto Piano e Salvatore Failla, due dei quattro italiani dipendenti della società di costruzioni “Bonatti”, rapiti nel luglio 2015 vicino a un insediamento di Eni nella zona di Mellitah.

“ALTRI DUE DA SALVARE”

Secondo Giampiero Massolo, direttore del Dipartimento di Informazione per la Sicurezza, l‘organismo che coordina i servizi segreti italiani, le organizzazioni che avevano in ostaggio i quattro italiani hanno “una connotazione principalmente criminale più che jihadista”.

Massolo, parlando al Tg1 Rai, ha anche detto che “ci sono altri due italiani da salvare, non dobbiamo dire o fare cose che possono compromettere l‘attività in corso”, ma ha escluso che l‘uccisione dei due sia stato un atto di ritorsione contro il possibile intervento dell‘Italia in Libia.

Nel pomeriggio il sottosegretario Marco Minniti, con delega ai Servizi, è stato sentito sulla vicenda dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir).

“Bisogna dimostrare che (coloro che avevano in mano i quattro italiani) fossero appartenenti all‘Isis”, ha detto ai giornalisti Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, al termine dell‘audizione.

Stucchi ha riferito che “c‘è una serie di ipotesi che hanno lo stesso peso”. E circa una ricostruzione secondo cui gli ostaggi rimasti uccisi non sarebbero più stati assieme agli altri, ha spiegato: “Chi dice che sono stati divisi? Erano trasportati separatamente ma non vuol dire che fossero stati divisi”.

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