2 marzo 2016 / 16:52 / 2 anni fa

Mps, La Via (Tesoro): serve tempo per aggregazione, governo guarda a soluzione mercato

ROMA (Reuters) - Un cambiamento negli assetti di controllo di Mps non è alle porte. Le settimane di volatilità delle piazze azionarie, con l‘istituto senese primo tra le banche italiane prese di mira, ha allontanato questa possibilità. In questo quadro la soluzione preferita del governo rimane quella di mercato.

Il logo di Monte Dei Paschi in una filiale di Roma. REUTERS/Max Rossi

A dirlo è Vincenzo La Via, direttore generale del Tesoro.

“Per il futuro di Mps la nostra strategia è di creare le condizioni perché ci sia una soluzione di mercato. Serve il buon andamento dell‘economia e che si riduca l‘incertezza. Dopo l‘elevata volatilità dei mercati delle scorse settimane adesso ci vuole il tempo necessario perché la polvere si depositi”, spiega La Via a Reuters. Il Tesoro detiene circa il 4% dell‘istituto toscano.

Da inizio anno il titolo Mps ha perso a Piazza Affari più di metà del suo valore. La capitalizzazione è scesa a circa 1,5 miliardi di euro.

A febbraio 2015 la Bce ha chiesto alla banca senese di aggregarsi a un altro istituto.

Negli scorsi giorni l‘economista Francesco Giavazzi ha proposto alla Cdp di assumere il controllo di Mps, alienando parallelamente le sue partecipazioni in Eni, Snam e Terna. Il commentatore Alessandro Penati suggeriva negli stessi giorni di lanciare un‘opa sulla banca, visto il basso livello del titolo.

Per le condizioni più generali del sistema bancario italiano il dirigente di Via XX Settembre invita ad avere pazienza e a ridimensionare il tema dei bad loans.

“Per le sofferenze bisogna sgombrare il campo da equivoci, è importante guardare ai circa 80 miliardi di sofferenze nette e non ai 200 miliardi di quelle lorde. L‘impatto dell‘introduzione dei Gacs, poi, va valutato nel quadro più ampio delle riforme che lo scorso anno non erano ancora state varate” commenta a proposito delle stime di cessione di 10-20 miliardi di sofferenze bancarie grazie allo schema di garanzia pubblica.

“Il governo sulle banche si è mosso con un pacchetto di numerose riforme, alcune delle quali come quella delle popolari attese da lungo tempo. Per vedere i risultati ci vuole tempo e occorrono condizioni di mercato adeguate” aggiunge.

DEBITO/PIL IN CALO DOPO STABILIZZAZIONE IN 2015

La Via sottolinea come i risultati del 2015 dell‘economia italiana, in linea con le attese, “mostrino la credibilità del governo”.

”Quest‘anno abbiamo di fronte un quadro internazionale di incertezza, ma va ricordato che gli Stati Uniti stanno confermando uno scenario di crescita e che in Europa la ripresa continua anche se ha perso un po’ di spinta“ commenta. ”Le stesse revisioni delle stime della crescita mondiale, nonostante il rallentamento nei paesi emergenti, sono state contenute.

L‘esecutivo ha rivisto recentemente all‘1,4% dal precedente 1,6% la stima per la crescita 2016.

In tema di debito pubblico, il dirigente del Tesoro smorza i timori di un crollo del deflatore del Pil, importante per il rapporto debito/pil. “Il tasso di inflazione in Italia e in Europa rimane basso ma l‘impatto del ribasso del greggio dovrebbe essere in via di esaurimento” commenta, ricordando che nel 2015 il deflatore si è attestato allo 0,7%, ben sopra il tasso di inflazione, e che questo ha contribuito alla stabilizzazione del rapporto già nel 2015.

Lo scorso anno il debito/pil è salito marginalmente al 132,6% rispetto al 132,5% del 2014. Per l‘anno in corso la stima si attesta al 131,4% con un deflatore del Pil all‘1%.

PRIVATIZZAZIONI, IMPEGNO TRIENNALE

In tema di debito nel 2016 il contributo delle dismissioni di asset pubblici si profila contenuto.

“Per le privatizzazioni è importante rispettare il target dello 0,5% annuo in uno scenario triennale. In questo ambito il lavoro di Ferrovie dello Stato per presentarsi al meglio sul mercato sta continuando e comincia quest‘anno con la cessione già avviata della quota di Grandi Stazioni” commenta il direttore generale del Tesoro..

Nel primo semestre 2016 è attesa la privatizzazione di Enav per la quale gli analisti stimano un introito inferiore al miliardo, mentre il rinvio di quella di Fs al 2017, annunciata dall‘AD Renato Mazzoncini, rende più difficile il raggiungimento del target su base annua.

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