2 marzo 2016 / 16:07 / tra 2 anni

Ilva, diossina da record a inizio 2015, ma mancano dati nuovi

BARI (Reuters) - L‘Ilva di Taranto ha emesso livelli record di diossina anche dopo il sequestro da parte della magistratura e l‘applicazione di norme più stringenti sull‘ambiente.

L'impianto Ilva di Taranto, in una foto dell'agosto 2012. REUTERS/Yara Nardi

E’ la conclusione a cui sono arrivati i tecnici dell‘agenzia regionale per la protezione dell‘ambiente (Arpa) dopo aver analizzato i dati raccolti tra novembre 2014 e febbraio 2015, trasmessi con estremo ritardo dall‘azienda siderurgica, oggi in amministrazione straordinaria e messa in vendita dal governo.

Parlando del livello di diossina presente nelle polveri raccolte dai deposimetri delle centraline di monitoraggio del quartiere Tamburi di Taranto, il direttore dell‘Arpa Giorgio Assennato ha detto oggi, nel corso di una conferenza stampa, che “l‘unico valore un po’ più alto che io abbia mai visto in vita mia era stato rilevato al centro della discarica di Giugliano, che è la peggiore della Terra dei fuochi”.

“La concentrazione di diossine ha raggiunto livelli così elevati da essere confrontabile solo con materiali polverulenti contaminati in misura estremamente alta, quali le polveri di abbattimento dell’impianto di sinterizzazione dello stabilimento siderurgico”, è scritto in una relazione dell‘Arpa inviata alla Regione Puglia nei giorni scorsi.

Secondo le analisi svolte, da novembre 2014 a febbraio 2015 a Tamburi è stata rilevata una quantità di diossina di 791 picogrammi per metro quadro giornalieri, “il livello più alto che si sia mai registrato in Europa. Un dato secondo solo all’incidente di Seveso”, ha detto Assennato, che ha criticato il ritardo con cui i dati sono stati trasmessi da Ilva.

In una nota diffusa in serata Ilva argomenta che i livelli di diossina rilevati a Tamburi “non sono stati determinati dalle attività industriali del Gruppo”, e precisa di avere fornito ad Arpa Puglia tutti i dati “nei termini e secondo le modalità previste”.

Se i dati fossero stati disponibili prima, sostiene Assennato, sarebbe stato possibile “eseguire indagini più accurate. Non è un modo corretto di gestire la governance aziendale che dovrebbe essere basata sulla trasparenza degli atti”.

“Il mio bilancio sull‘Ilva è che abbiamo vinto diverse battaglie ma la guerra l’abbiamo persa, perché oggettivamente, se non fosse intervenuta la magistratura oggi, sarebbe ancora l’Ilva a fare il bello e il cattivo tempo”, ha concluso l‘esperto.

Secondo Assennato, anche utilizzando le migliori tecnologie previste dall‘Autorizzazione integrata ambientale del 2102 (i cui lavori di applicazione termineranno nell‘estate del 2017) se Ilva dovesse tornare a una produzione di 8 milioni di tonnellate d‘acciaio resterebbe “un rischio sanitario inaccettabile”.

Il direttore dell‘Arpa ha detto che entro fine mese Ilva trasmetterà i dati più recenti sulla diossina. Intanto l‘associazione ambientalista PeacveLink ha chiesto al governo di revocare l‘autorizzazione a produrre, per il mancato rispetto della normativa europea.

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