2 marzo 2016 / 14:57 / 2 anni fa

Regeni, Italia valuta ritiro investigatori, Egitto dà materiale

ROMA (Reuters) - La Procura di Roma sta valutando se richiamare il team di investigatori inviati nelle scorse settimane in Egitto per seguire il caso di Giulio Regeni, data la mancanza di collaborazione da parte delle autorità del Cairo.

Attivisti mostrano dei cartelli davanti all'ambasciata italiana al Cairo, durante una manifestazione per l'uccisione di Giulio Regeni. Uno dei cartelli recita: "Giulio, uno di noi e ucciso come noi". REUTERS/Mohamed Abd El Ghany

Lo ha riferito una fonte giudiziaria.

Nel frattempo, però, la Farnesina ha annunciato che l‘ambasciata italiana al Cairo ha ricevuto dalle autorità egiziane “alcuni dei materiali investigativi richiesti nelle scorse settimane dal governo italiano attraverso canali diplomatici”.

Il ricercatore 28enne era scomparso il 25 gennaio, anniversario della rivolta che ha portato alla fine del trentennale regime di Hosni Mubarak. Il suo corpo era stato ritrovato poi il 3 febbraio alla periferia del Cairo.

Secondo i risultati dell‘autopsia condotta in Egitto Regeni, che stava studiando i movimenti sindacali nel paese nordafricano, è stato torturato per circa una settimana prima di essere ucciso da un colpo mortale alla nuca, come hanno riferito due fonti giudiziarie a Reuters.

Il ministero della Giustizia egiziano ha smentito la notizia.

All‘indomani della scoperta del cadavere, l‘Egitto aveva immediatamente invitato le autorità italiane a partecipare all‘indagine. Ma finora era mancata praticamente ogni collaborazione, ha spiegato la fonte. In particolare, gli investigatori italiani non avevano ricevuto i tabulati del telefono cellulare di Regeni né i dati relativi alle celle della rete di telefonia mobile, per cercare di avere indicazioni sugli spostamenti del ricercatore.

Oggi, però, gli egiziani hanno consegnato informazioni sugli interrogatori dei testimoni, sul traffico telefonico e anche una “parziale sintesi” dell‘autopsia.

La mossa da parte del Cairo, anche se mancano “altri materiali informativi richiesti dalle note verbali”, potrebbe portare le autorità italiane a riconsiderare la situazione. Per la Farnesina infatti “si tratta di un primo passo utile”, anche se ritiene che “la collaborazione investigativa debba essere sollecitamente completata nell‘interesse dell‘accertamento della verità”.

La fonte giudiziaria ha aggiunto comunque che gli investigatori italiani dispongono di “qualche piccolo elemento” ottenuto in maniera indipendente.

Il caso, che ha sollevato forti proteste in Italia, rischia di danneggiare seriamente le relazioni con l‘Egitto, uno dei più importanti partner economici e strategici di Roma nel Mediterraneo.

(Steve Scherer e Massimiliano Di Giorgio)

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