1 marzo 2016 / 10:59 / 2 anni fa

Riforma Bcc, per Bankitalia direzione è giusta, ma servono più poteri a capogruppo

ROMA (Reuters) - La riforma delle banche di credito cooperativo va nella giusta direzione ma servono interventi migliorativi nel corso della conversione del decreto, soprattutto per dare più poteri alla capogruppo e più chiarezza alla opzione di uscita prevista.

Il logo di Bankitalia alla sede di Milano. REUTERS/Stefano Rellandini

Lo ha detto Carmelo Barbagallo, capo della vigilanza della Banca d‘Italia nel corso di una audizione alla Camera sul decreto che contiene anche la norma sulla garanzia statale per la cartolarizzazione delle sofferenze delle banche.

Tra i punti di attenzione, Barbagallo, ha sottolineato che occorre dare alla capogruppo holding - che il decreto stabilisce debba avere almeno un miliardo di patrimonio e il controllo delle Bcc aderenti - adeguati poteri di direzione e coordinamento.

“La capogruppo deve poter esercitare poteri pregnanti di nomina, revoca, sostituzione degli organi delle controllate”.

Inoltre occorre prevedere che il Mef su proposta di Bankitalia autorizzi “per ragioni di stabilità, le Bcc a scendere sotto la soglia della maggioranza del capitale della capogruppo nei casi di difficoltà patrimoniali” rilevanti.

Sulla way out, il decreto prevede che le Bcc con oltre 200 milioni di patrimonio possano esercitare l‘opzione di uscita dal sistema pagando il 20% delle riserve e trasformandosi o trasferendo l‘attività a una spa.

Bankitalia, come ieri anche Federcasse, ritiene utile fissare una data per determinare quali Bcc sono sopra questa soglia e invita a usare con attenzione questa opzione solo per gli istituti più solidi.

A giugno del 2015 le Bcc con patrimonio sopra 200 milioni erano 14, pari al 21% degli attivi della categoria, ha ricordato Barbagallo nell‘intervento. Quelle con patrimonio tra 100 e 200 milioni erano 28, pari al 18% degli attivi.

Anche la previsione di poter affrancare le riserve pagando il 20% di imposta straordinaria, avverte Bankitalia, andrebbe valutata con attenzione per essere conformi alle norme Ue sugli aiuti di Stato.

Bisogna valutare, in sostanza, che quel 20% non sia “inferiore al complesso delle agevolazioni fiscali ricevute dalla cooperativa nel corso del tempo”. Se permanessero incertezze su questo, dice Barbagallo, sarebbe “problematico il rilascio delle necessarie autorizzazioni”.

Infine sulla garanzia statale per le sofferenze, Bankitalia parla di progresso nella direzione dello sviluppo del mercato dei crediti deteriorati. Ma “l‘efficacia potrà essere valutata nel tempo, sulla base delle reazioni degli operatori e di un‘analisi dei suoi effetti”.

Piuttosto Bankitalia preme, come anche ieri l‘Abi, affinché si acceleri sulle norme per il recupero dei crediti. “La lunghezza dei tempi di recupero rappresenta il principale fattore di svantaggio competitivo del sistema bancario nazionale. Pertanto l‘adozione in tempi rapidi di ulteriori interventi normativi volti ad accelerare le procedure sarebbe un ulteriore fattore decisivo”, per smaltire anche attraverso il meccanismo della garanzia statale, i deteriorati delle banche.

(Stefano Bernabei)

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