29 febbraio 2016 / 13:36 / 2 anni fa

Roma, dopo primarie senza vincitore, Lega per candidato unitario

ROMA (Reuters) - Si sono chiuse senza vincitore le primarie organizzate a Roma dalla Lega Nord per individuare il candidato sindaco del centrodestra e il leader Matteo Salvini ha lanciato un appello agli altri partiti per una candidatura unitaria contro il rischio di perdere le elezioni.

Il leader della Lega Nord Matteo Salvini durante un comizio a Roma. REUTERS/Max Rossi

“Sono pronto a fare un passo indietro”, ha detto Salvini durante una conferenza stampa trasmessa in tv, chiedendo al centrodestra di tenere delle vere primarie.

“A oggi, se il centrodestra non trova una sintesi o una strada unitaria, perde”, ha detto ancora il leader leghista.

I quattro principali candidati, votati da circa 10.000 elettori, sono risultati distaccati da pochi voti e nessuno ha la maggioranza.

L‘imprenditore Alfio Marchini, già candidato sindaco come indipendente nel 2013, ha preso 1.450 voti; all‘ex presidente della Camera, poi divenuta personaggio tv, Irene Pivetti sono andati 1.300 voti; all‘ex presidente del Lazio e leader della Destra Francesco Storace 1.250 voti, mentre l‘ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso (oggi candidato ufficiale di Forza Italia e Fratelli d‘Italia) ha raccolto 1.050 voti.

Intanto, mentre il M5s ha scelto nei giorni scorsi come candidato sindaco l‘ex consigliere comunale Virginia Raggi e Sinistra Italiana sostiene l‘ex sottosegretario all‘Economia del governo Letta, Stefano Fassina, si terranno domenica 6 marzo le primarie per sceglere il candidato sindaco del centrosinistra.

In corsa sono in sei: il deputato Pd “renziano” Roberto Giacchett; Roberto Morassut, ex assessore e attuale deputato democratico vicino a Walter Veltroni; il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, di Scelta Civica; il verde Gianfranco Mascia; l‘esponente locale del Pd Stefano Pedica e l‘indipendente Chiara Ferraro.

Resta sullo sfondo la possibile candidatura dell‘ex sindaco di Roma Ignazio Marino, eletto nel 2013 e poi dimesso di fatto dal suo partito, il Pd, dopo un duro confronto interno e in seguito alla vicenda di Mafia Capitale, che comunque non ha toccato l‘ex primo cittadino.

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