26 febbraio 2016 / 11:11 / tra 2 anni

ECONOMICA - Italia, scenario demografico getta ombra lunga sul futuro

MILANO (Reuters) - Un certificato demografico di grande preoccupazione. E’ quello rilasciato dall‘Istat per il 2015 all‘Italia.

Milano, anziani elettori alle primarie del centrosinistra nel 2012. REUTERS/Alessandro Garofalo

In un paese in cui le nascite toccano il minimo storico sotto quota mezzo milione e il saldo migratorio si riduce a circa 130.000 unità, cioè a un quarto rispetto al 2007, sembra proprio mancare la linfa vitale.

L‘incertezza dei giovani per il futuro da un lato riduce ancora il tasso di fecondità, dall‘altro spinge un numero crescente di loro, sono stati 100.000 lo scorso anno, a espatriare in cerca di prospettive migliori.

Gli immigrati poi considerano l‘Italia sempre più un paese di transito piuttosto che un paese in cui cercare (e trovare) lavoro: a fermarsi nel 2015 sono stati meno di 250.000, quando cinque anni prima superavano i 400.000.

Il risultato sconfortante è un calo della popolazione di quasi 150.000 unità a cui ha contribuito un tasso di mortalità salito a sorpresa ai massimi del dopoguerra.

“Un anno non cambia radicalmente l‘impatto della demografia sull‘economia. Conta la direzione e l‘eventuale accumulo di anni di questo genere. Certo va ricordato che se in uno Stato la popolazione continua a scendere cala anche il Pil”, commenta il demografo Francesco Billari.

L‘emigrazione dei giovani e la bassa fecondità comportano un‘accelerazione del processo di invecchiamento. In un anno come il 2015, nonostante il balzo del tasso di mortalità, l‘età media della popolazione è comunque aumentata avvicinandosi ai 45 anni.

Come è cresciuto anche il numero degli italiani al di fuori dell‘età lavorativa in rapporto alla popolazione attiva: l‘indice di dipendenza strutturale evidenzia che ormai per ogni 100 cittadini attivi sono più di 55 quelli che non lo sono. Con pesanti ricadute sui costi previdenziali: il numero dei pensionati aumenta, quello dei potenziali lavoratori diminuisce.

Nè il primo calo della speranza di vita, divenuta parametro centrale per l‘accesso alla pensione di vecchiaia, è per il momento in grado di compensare gli effetti della mutata struttura della popolazione.

MISURE PER RILANCIO DEMOGRAFICO

Il nodo del rilancio della natalità, e quindi della futura forza lavoro, emerge con forza anche perchè non più compensato dal flusso migratorio. Sinora le misure in questo campo, che richiedono stabilità nel tempo per essere efficaci, non sembrano tra le priorità nell‘agenda del governo Renzi. All‘interno del Jobs act sono stati inseriti limitati ampliamenti per i congedi di maternità e paternità, mentre latitano altri interventi, ad esempio, per rendere più accessibile e più ampio il ricorso agli asili nido.

Va comunque notato che l‘esperienza tedesca, dove non sono stati lesinati interventi di questo genere, mostra che i risultati non sono necessariamente rilevanti.

Lo stop demografico dei tedeschi non è venuto meno e viene letto da molti analisti come una delle ragioni alla base della scelta di Angela Merkel di aprire le porte agli immigrati siriani in controtendenza rispetto alle posizioni degli altri paesi europei.

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