25 febbraio 2016 / 17:43 / 2 anni fa

Unioni civili, via libera dal Senato, ora passa alla Camera

ROMA (Reuters) - Il Senato ha approvato oggi con 173 voti a favore e 71 voti contro un disegno di legge che introduce per la prima volta in Italia, nonostante le critiche del Vaticano, l‘unione civile tra persone dello stesso sesso e riconosce le convivenze di fatto.

La senatrice Pd Monica Cirinna, firmataria del ddl sulle unioni civili. REUTERS/Remo Casilli

Il testo, su cui il governo ha posto la questione di fiducia, deve ora passare alla Camera.

Poco prima del voto il Movimento Cinque Stelle è uscito dall‘aula. Alla votazione hanno partecipato 244 senatori. Hanno invece votato la fiducia al governo i senatori del gruppo Ala, che fa capo all‘ex coordinatore di Forza Italia Denis Verdini.

“La giornata di oggi resterà nella cronaca di questa legislatura. E nella storia del nostro Paese”, ha commentato in una nota il premier Matteo Renzi, aggiungendo “stasera tanti cittadini italiani si sentiranno meno soli, più comunità. Ha vinto la speranza contro la paura. Ha vinto il coraggio contro la discriminazione. Ha vinto l‘amore”.

Il ddl, sostenuto in modo traversale in Parlamento, era stato presentato quasi tre anni fa, all‘inizio della legislatura, da un gruppo di senatori Pd, ma era stato poi accantonato per giungere in aula solo poche settimane fa.

Nel corso dell‘esame a Palazzo Madama, però, i contrasti tra Pd e M5s, che pure si era detto pronto a votare il testo, hanno portato all‘intervento del governo. Domenica scorsa il premier e segretario democratico Matteo Renzi, aveva annunciato l‘intenzione di giungere a un accordo di governo sul ddl, pur di farlo approvare in tempi rapidi.

Il M5s aveva infatti deciso di non sostenere un emendamento premissivo presentato dal Pd, il cosiddetto “canguro”, che doveva servire a limitare il numero di voti segreti ed eliminare centinaia di proposte di modifica presentati dalla Lega Nord.

Dopo lo scontro tra M5s e Pd, il presidente del Senato - il democratico Pietro Grasso - ha deciso comunque che il “canguro” non era ammissibile.

L‘intesa con i centristi di Alleanza Popolare è stata possibile solo con lo stralcio della cosiddetta stepchild adoption, cioè l‘adozione del figlio del partner, anche per le coppie omosessuali, uno dei punti più discussi della legge. Ed è saltato anche il riferimento all‘obbligo di fedeltà, nel tentativo di differenziare l‘unione dal matrimonio [nL8N1643NJ].

Il Pd ha detto comunque che intende presentare in futuro un ddl per consentire la stepchild adoption, che nel frattempo potrà comunque essere autorizzata caso per caso dai magistrati.

Nonostante tali modifiche, però, l‘approvazione del ddl è considerata da alcuni come un fatto storico per un paese cattolico come l‘Italia, come il via libera al divorzio nel 1970.

L‘Italia era rimasto uno dei pochi paesi dell‘Unione Europea a non avere una normativa sulle unioni tra persone omosessuali (insieme a Bulgaria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia) ed era stata richiamata sia dall‘Europarlamento che dalla Corte Costituzionale.

(Massimiliano Di Giorgio)

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