24 febbraio 2016 / 17:19 / tra 2 anni

Confindustria a caccia di un nuovo leader che la salvi dall'irrilevanza

ROMA (Reuters) - Nella partita per la successione a Giorgio Squinzi, Confindustria dovrà individuare un leader che dia nuovo lustro a un‘associazione che, al pari dei sindacati, rischia di cedere il passo a Matteo Renzi su materie tradizionalmente di competenza delle parti sociali.

Quattro anni fa, il patron di Mapei fu preferito ad Alberto Bombassei, fondatore di Brembo, perché ritenuto più disponibile rispetto alle istanze sindacali.

Ma questa volta, con la riforma delle regole contrattuali ancora al palo e la minaccia di un intervento governativo che sopperisca all‘inerzia delle parti, i ‘falchi’ potrebbero avere la meglio.

Il 31 marzo il Consiglio generale di viale dell‘Astronomia designerà il nuovo presidente, la cui elezione sarà sancita dall‘assemblea del 25 maggio.

Brucia ancora l‘uscita di Fiat - seguita da altre società come Cartiere Pigna, Nero Giardini, Honda Italia - annunciata nel 2011 al termine della presidenza di Emma Marcegaglia, che passò il testimone a Squinzi.

Sergio Marchionne considerava troppo rigide le norme italiane in materia di lavoro e, una volta fuori dall‘associazione, ha varato un contratto aziendale senza la Fiom che prevede una gestione flessibile di salari e turni legandoli a produttività e andamento del mercato.

Lo scorso maggio Renzi ha fatto sapere da che parte stava disertando l‘assemblea confindustriale per raggiungere il manager allo stabilimento di Melfi, dove Marchionne annunciò nuove assunzioni.

SUI CONTRATTI RENZI PRONTO A SOSTITUIRSI A PARTI SOCIALI

Scaduto l‘accordo sul nuovo modello contrattuale firmato qualche anno fa senza la Cgil, le parti sociali dovrebbero trovare una nuova intesa per bilanciare i contratti nazionali che fanno da cornice e fissano la retribuzione di base, con il cosiddetto secondo livello, aziendale e territoriale, legato alla produttività.

Tutti d‘accordo sulla necessità di avere nuove regole più adatte a una fase di modesta crescita e bassa inflazione, Confindustria e sindacati, però, non sono riusciti a trovare una sintesi. E la fine della presidenza Squinzi è arrivata in questa fase di ‘impasse’, gravata da decine di contratti di categoria da rinnovare e circa 7 milioni di lavoratori coinvolti.

In questo vacuum, il governo ha previsto in una delle deleghe al Jobs Act - non ancora esercitata - la possibilità di introdurre un salario minimo legale, oltre che norme sui contratti decentrati, la rappresentanza e la partecipazione dei lavoratori all‘impresa.

Più di tutto i sindacati temono che il salario minimo sia inferiore a quello fissato dai rinnovi contrattuali siglati tra le parti.

Una trattativa importante, che si va a intersecare con la successione ai vertici, è quella per il rinnovo del contratto metalmeccanico, incagliata sul classico scoglio degli aumenti salariali, che i sindacati puntano a chiudere a fine marzo. Spiega il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei: “Questo darà un segnale importante” per capire se Confindustria è ancora in grado di battere un colpo siglando l‘accordo.

I 4 CANDIDATI TRA FALCHI E COLOMBE

Il comitato dei tre ‘saggi’ di Confindustria, come previsto dalla riforma dell‘associazione che comprende oltre 150.000 imprese con quasi 5 milioni e mezzo di addetti, ha iniziato a presentare sul territorio i quattro candidati - Vincenzo Boccia, Marco Bonometti, Aurelio Regina e Alberto Vacchi.

Vacchi, classe 1964, è presidente e AD della multinazionale Ima (macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici e alimentari) e numero uno di Unindustria Bologna. Ha ricevuto l‘importante endorsement di Assolombarda, e non dispiace ad ambienti sindacali: ‘Rassegna sindacale’ della Cgil ne ha scritto come del “candidato che piace agli operai”, e ha avuto parole di elogio dal segretario della Fiom dell‘Emilia-Romagna, Bruno Papignani.

Ma per l‘economista, ex parlamentare ed ex sindacalista Giuliano Cazzola Confindustria, ormai “più o meno fuori gioco” proprio non ha bisogno di ‘colombe’.

“Confindustria deve andare avanti coi sindacati che ci stanno sull‘accordo cercando di modernizzare e limitando i danni”, dice Cazzola al telefono.

Il ‘falco’, secondo molti, è Bonometti, del ‘54, del Nord come Vacchi e anche lui del settore meccanica. È alla guida di Omr (gruppo industriale internazionale attivo nella meccanica per automotive) ed è presidente dell‘Aib, Associazione industriale bresciana.

Nel novembre 2014 Renzi gli fece visita in uno dei suoi stabilimenti, a Rezzato. Fonti di Confindustria hanno letto la presenza di Marchionne venerdì scorso a Torino, al primo confronto tra i candidati, come una manifestazione di interesse per il bresciano; ma dal Lingotto ribadiscono che il manager era lì solo per ascoltare, poiché Fiat ha ancora un accordo di servizio con la locale Unione industriali.

Regina, foggiano, classe 1963, è considerato più un manager che un imprenditore (nonostante sia presidente di Manifatture sigaro toscano) ed è molto proiettato sull‘attività di lobbying (è stato presidente di Unindustria e braccio destro di Squinzi a viale dell‘Astronomia). Nel suo programma rivendica la necessità di una posizione forte rispetto ai sindacati a favore della contrattazione aziendale.

Boccia è il candidato della Piccola industria, di cui è stato presidente. Salernitano, nato nel ‘64, è amministratore delegato di Arti grafiche Boccia e presiede il comitato Credito e Finanze di Confindustria.

Fonti di Confindustria segnalano come molti all‘interno dell‘associazione sentano la necessità di un candidato che sia espressione del manifatturiero e che conosca bene gli scenari internazionali. Un identikit che si attaglia a Vacchi come a Bonometti. E alla maggioranza di governo non dispiacerebbe un “uomo di impresa più che un politico”, come dice la stessa fonte.

Ma i giochi sono ancora tutti da fare. E l‘esito dell‘ultima corsa per la presidenza spinge a essere cauti: era Bombassei il candidato su cui si scommetteva, ma fu Squinzi a vincere.

-- Ha collaborato Francesca Piscioneri

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