17 febbraio 2016 / 10:36 / tra 2 anni

Cina invia missili in isole contese, tensioni con Usa e Taiwan

TAIPEI/WASHINGTON (Reuters) - La Cina ha completato l‘installazione di un sistema di missili terra-aria in una delle isole contese nel Mar Cinese Meridionale.

Cina invia missili in isole contese, tensioni con Usa e Taiwan. REUTERS/Romeo Ranoco

E’ quanto riferiscono funzionari di Taiwan e degli Stati Uniti, sottolinendo la volontà di Pechino di accrescere le tensioni in risposta dell‘esortazione di Barack Obama a moderare il confronto nella regione.

Il portavoce del ministero della Difesa di Taiwan, David Lo, ha detto a Reuters che sono state individuate delle batterie di missili su Woody Island. L‘isola fa parte del gruppo di isole Paracels, sotto il controllo cinese per più di quarant‘anni, ma il cui possesso viene rivendicato da Taiwan e dal Vietnam.

Un funzionario della Difesa degli Stati Uniti ha confermato “l‘apparente dispiegamento” dei missili.

Il ministro degli Esteri cinese ha commentato che le notizie di “certi media occidentali” dovrebbero concentrarsi di più sulla costruzione di fari per migliorare la sicurezza della navigazione nella regione.

“Per quanto riguarda le strutture di autodifesa, limitate e necessarie, che la Cina ha costruito su isole e scogli dove vivono delle persone, posso dire che ciò è coerente con il diritto di auto-protezione stabilito dal diritto internazionale; quindi, non ci dovrebbe essere alcun dubbio in proposito”, ha affermato Wang Yi.

Il ministero della Difesa cinese ha detto a Reuters che le strutture di difesa su “isole e scogli rilevanti” sono presenti da molti anni, aggiungendo che gli ultimi rapporti circa il dispiegamento di missili non sono altro che “battage pubblicitario”.

La Cina rivendica la maggior parte del Mar Cinese Meridionale, attraverso il quale passano scambi commerciali per oltre 5 miliardi di dollari l‘anno.

Per suffragarne il possesso, Pechino ha realizzato strade e altre infrastrutture su isole artificiali.

Gli Stati Uniti hanno ribadito che andranno avanti con l‘applicazione della “libertà di pattugliare” tramite navi e aerei per garantire il passaggio senza ostacoli attraverso la regione, in cui Vietnam, Malaysia, Brunei, Filippine e Taiwan avanzano rivendicazioni conflittuali.

L‘ammiraglio Harry Harris, numero uno del Comando statunitense del Pacifico, ha detto che il dispiegamento di missili sulle Paracels non sarebbe una sorpresa, ma costituirebbe motivo di preoccupazione e sarebbe in contrasto con l‘impegno della Cina di non militarizzare la regione.

“Porteremo avanti operazioni per garantire la libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale sempre più frequenti e complesse”, ha spiegato Harris, nel corso di una conferenza stampa a Tokyo. “Non abbiamo alcuna intenzione di fermarci”.

TENSIONI CRESCENTI

La notizia del dispiegamento di missili arriva giusto mentre Obama e i leader dell‘associazione delle nazioni del Sudest asiatico hanno concluso un vertice in California, dove si è discusso della necessità di allentare le tensioni nel Mar Cinese Meridionale.

Il summit, peraltro, si è chiuso con un comunicato in cui non si fa menzione specifica delle azioni della Cina nell‘area.

Secondo gli analisti, la presenza militare crescente della Cina nel mare potrebbe culminare con la creazione di una zona di difesa aerea.

“(Il dispiegamento di missili) rafforza l‘opinione che la Cina intenda esercitare un controllo crescente in queste acque internazionali”, commenta Rory Medcalf, capo del National Security College dell‘Australian National University. “Un conrollo che potrebbe portare all‘identificazione di una zona di difesa aerea”.

Mira Rapp-Hooper, un esperto di Mar Cinese Meridionale del Center for a New American Security, spiega che non è la prima volta che Pechino invia missili alle Paracels. “Io credo che i missili terra-aria rappresentino un salto notevole”, sostiene Rapp-Hooper. “Se sono stati dispiegati costituiscono probabilmente la risposta cinese alla libertà di operazioni di navigazione, ma non credo che si tratti di un dispiegamento totalmente senza precedenti”.

Un cacciatorpediniere americano della marina Usa ha navigato all‘interno delle dodici miglia nautiche di Triton Island, nelle Paracels, il mese scorso, una mossa che la Cina ha bollato come una provocazione.

Il mese scorso Pechino ha detto che non avrebbe scelto la strada di una militarizzazione delle isole del Mar Cinese Meridionale, aggiungendo che ciò non avrebbe significato non installare sistemi di difesa.

“Woody Island appartiene alla Cina”, sintetizza Ni Lexiong, un esperto navale dell‘Università di Shanghai di Scienze Politiche e Giurisprudenza. “L‘installazione di missili terra-aria sul nostro territorio rientra nell‘ambito di applicazione dei diritti sovrani”, aggiunge Ni Lexiong. “Siamo sovrani su quel territorio, possiamo scegliere se militarizzarlo”.

Tsai Ing-wen, presidente di Taiwan, ha detto che le tensioni nell‘area hanno raggiunto il punto più alto. “Esortiamo tutte le parti a lavorare in base ai principi di soluzione pacifica e di auto-controllo”, ha affermato Tsai, parlando con i giornalisti.

Il ministero degli Esteri del Vietnam non ha risposto immediatamente alle richieste di commento. Ma lunedì scorso il primo ministro ha chiesto ad Obama che gli Usa svolgano un maggiore ruolo per prevenire la militarizzazione del Mar Cinese Meridionale.

Secondo le immagini ottenute dalla società satellitare privata ImageSat, su Woody Island sono state installate due batterie di otto lanciatori di missili terra-aria e un sistema radar.

I missili sono arrivati ​​la scorsa settimana e, secondo un funzionario degli Stati Uniti, pare essere presente anche un sistema di difesa aerea HQ-9, che ha una portata di 125 miglia (200 chilometri) e costituirebbe una minaccia per qualsiasi aereo che voli sulla regione.

Nel novembre scorso due bombardieri strategici B52 degli Usa hanno sorvolato le isole artificiali cinesei realizzate nei pressi delle Spratly.

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