4 febbraio 2016 / 12:21 / 2 anni fa

Obbligazioni Argentina, Stock: pre-accordo con Tfa prevede sospensione arbitrato per 4 mesi

ROMA (Reuters) - Il pre-accordo tra l‘Argentina e la Task force Argentina da 1,35 miliardi di dollari prevede una sospensione di quattro mesi dell‘arbitrato presso l‘Icsid.

A dirlo è Nicola Stock, presidente della Tfa, che rappresenta circa 50.000 obbligazionisti colpiti dal default del 2002, che hanno in media 25/30.000 euro di bond argentini.

“L‘accordo è subordinato alla ratifica da parte del Parlamento argentino e da parte del nostro consiglio (della Tfa) e credo che il governo argentino abbia deciso di chiudere l‘intesa con noi anche per evitare che arrivi la sentenza Icsid, attesa a breve”, ha detto Stock nel corso di una conferenza stampa all‘associazione della stampa estera.

“Nell‘ambito dell‘accordo abbiamo deciso che sia sospeso l‘arbitrato presso l‘Icsid per quattro mesi in modo da consentire all‘Argentina di ratificare l‘accordo. In caso contrario l‘accordo decadrebbe, l‘accordo non modificabile decadrebbe e ripartirebbe l‘arbitrato”, ha aggiunto.

Gli obbligazionisti italiani incappati nel default hanno avviato nel 2006 un arbitrato contro l‘Argentina sotto l‘egida dell‘International Centre for Settlement of Investment Disputes (Icsid) della Banca Mondiale.

Stock ha detto nell‘arbitrato presso l‘Icsid, dopo un lungo iter e “la produzione da parte nostra di 5 milioni di documenti al tribunale”, la Tfa ha chiesto che l‘Argentina paghi ai bondholder italiani circa 2,2 miliardi di euro (circa 2,5 miliardi di dollari). Una fonte che ha seguito i negoziati ha detto che “la richiesta è stata di avere il 220% sul valore nominale delle obbligazioni”.

Nella transazione extragiudiziale che Tfa ha raggiunto “in un negoziato di due giorni, fino a domenica”, ha raccontato Stock, Tfa ha accettato di ottenere il 150% dei 900 milioni di valore nominale dei titoli in mano agli obbligazionisti italiani, a patto che la somma sia pagata in contanti. “Questo non è più negoziabile”, ha ribadito Stock, riferendosi alla ratifica che dovrà fare il Congresso argentino.

L‘Argentina riaprirà il Congresso a inizio marzo e discuterà subito questa proposta di accordo, che era una delle promesse elettorali del nuovo presidente Mauricio Macri, che però non ha una maggioranza parlamentare. Stock si aspetta comunque che il Congresso riesca a ratificare l‘accordo entro qualche settimana.

“L‘Argentina aveva fretta di trovare un accordo con gli holdout [creditori che non hanno aderito alle ristrutturazioni proposte da Buenos Aires]. Questa soluzione con noi può essere una precondizione per altri casi a New York, penso al confronto con gli hedge funds. E’ una occasione per Macri”, ha detto Stock.

L‘Argentina punta a sanare le pendenze con i creditori del default per potersi riaffacciare sui mercati internazionali

Intanto in Italia il presidente della Tfa ha chiesto un incontro al ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan, “oserei dire un buon amico” per la frequentazione presso il Fmi quando il ministro è stato direttore esecutivo.

L‘incontro “mira a evitare uno schiaffo fiscale a questi obbligazionisti che aspettano da così tanti anni”.

La questione è se la somma che incasseranno verrà considerata un risarcimento, soggetto a tassazione, oppure un reddito di capitale che potrebbe essere tassato al 12,50 (in quanto un titolo sovrano di Paese Ocse). Secondo la fonte che ha seguito i negoziati, questi obbligazionisti hanno nel frattempo continuato anche a pagare al fisco italiano ogni fine d‘anno i bolli su questi titoli.

Stock dovrà anche andare in Consob per chiarire che l‘accordo è un settlement e non una riapertura della ristrutturazione e che quindi non c‘è alcuna offerta pubblica.

“L‘Argentina ha un elenco di coloro che hanno aderito al ricorso Icsid e questo accordo non può riguardare altri non presenti nella lista. Io cercherò di metterci una buona parola”, ha detto Stock a chi gli ha chiesto se altri obbligazionisti italiani potranno aderire all‘accordo Tfa.

Stock ha detto di aver ricevuto molte telefonate di obbligazionisti felici dell‘accordo a 14 anni dal default.

(Stefano Bernabei)

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