20 gennaio 2016 / 11:40 / 2 anni fa

Ilva, Ue apre indagine per aiuti di Stato

BRUXELLES (Reuters) - La Commissione europea ha aperto un‘indagine nei confronti dell‘Italia per verificare se gli interventi a favore del gruppo siderurgico Ilva, da mesi in amministrazione straordinaria, possano essere considerati aiuti di Stato, in violazione delle norme comunitarie.

Un lavoratore dell'Ilva durante una protesta a Genova nel novembre 2012. REUTERS/Alessandro Garofalo

Lo annuncia una nota dell‘esecutivo di Bruxelles diffusa oggi.

La decisione è definita un “atto dovuto” dal ministro dello Sviluppo Federica Guidi in una nota.

“Nell‘indagine la Commissione vaglierà in particolare se l‘accesso agevolato al finanziamento accordato all‘Ilva per ammodernare lo stabilimento di Taranto (il più grande della Ue) conferisca all‘azienda un vantaggio indebito precluso ai concorrenti”, dice la nota.

La Commissione non intende però pregiudicare il processo di decontaminazione del sito di Taranto, che per decenni ha inquinato oltre i valori consentiti, provocando alcune centinaia di vittime, secondo una ricerca epidemiologica commissionata dalla Procura di Taranto.

Per questo la decisione “prevede garanzie che consentono all‘Italia di attuare immediatamente il risanamento ambientale”.

“La Commissione valuterà ora se le misure italiane di sostegno rispettino le norme Ue sugli aiuti di Stato”, ha detto Margrethe Vestager, commissaria Ue alla Concorrenza.

“La migliore garanzia di un futuro sostenibile per la produzione siderurgica nel Tarantino è la cessione delle attività dell‘Ilva a un acquirente che le metta in conformità con le norme ambientali e le sfrutti a scopi produttivi”, ha detto la commissaria.

La Guidi ha commentato che “l’Italia continuerà a collaborare con la Commissione europea per dimostrare la correttezza dei suoi interventi sull’Ilva” e la decisione odierna della Commissione Ue è “un atto dovuto”.

Il ministro Guidi ha definito “molto positivo che la Commissione abbia riconosciuto l’importanza del fatto che, per far fronte all’emergenza ambientale e alla relativa procedura d’infrazione aperta da anni, siano necessari interventi governativi con fondi pubblici nel rispetto del principio ‘chi inquina paga’ in base al quale l’Italia si dovrà poi rivalere sui responsabili”.

Nel 2013 la Commissione ha già aperto un procedimento d‘infrazione contro l‘Italia per non aver fatto in modo che l‘Ilva rispettasse le norme ambientali Ue per le emissioni industriali.

In Parlamento è in discussione la conversione in legge dell‘ennesimo decreto salva-Ilva varato dal governo a dicembre, che prevede la possibilità di affittare o vendere gli impianti dell‘azienda, oltre a stanziare fondi (300 milioni) per far fronte ai problemi di liquidità e per finanziare misure di salvaguardia ambientale (800 milioni) da realizzare entro l‘estate 2017.

Tali fondi sono concessi in prestito a Ilva, e andranno restituiti dall‘azienda o dalla cordata che ne rileverà gli impianti.

Il governo, che in precedenza puntava a creare una società a prevalenza pubblica che noleggiasse per almeno due-tre anni gli impianti di Ilva, ora ha emanato un bando - che scade il 10 febbraio - per cercare soggetti interessati all‘acquisto o all‘affitto del gruppo e delle singole società.

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